Gretsch 6120

Gretsch 6120Il rockabilly, genere tanto vario quanto fumoso nella sua reale dimensione estetica, ha una sua chitarra d’elezione. Da Eddie Cochran a Cliff Gallup, da Daune Eddy al beatle George Harrison, da Elvis a Malcom Young degli Ac/Dc, l’iconografia classica del primo rock e del suo revival è stata rappresentata dalla Gretsch, chitarra bombata e sottile, sofisticata e superaccessoriabile, dalle curve piene e la cassa armonica estesa… Dal suono “setoso”, abbastanza rigido per certi versi, ma unico nel suo genere e per questo inimitabile. Gli intenditori sanno di aver a che fare con chitarre di grande pregio e per questo piuttosto costose, una gamma ampia che va dai pezzi originali e vintage alle rielaborazioni contemporanee, passando per una serie di strumenti anni ’80 e ’90 a metà strada tra conservazione e innovazione.

L’azienda Gretsch nacque nel nel 1883 a New York dal tedesco Friedrich Gretsch che vendeva chitarre e pianoforti a Brooklyn e nel retrobottega costruiva banjo, tamburelli e prototipi di batterie. Nei primi decenni del Novecento l’azienda passò nelle mani del giovane Fred, il figlio del fondatore, che riuscì a specializzarsi sulle chitarre. Parlando con bluesmen e jazzisti si attrezzò per costruire una chitarra stile archtop. Prese poi a finalizzare chitarre flat-top per i musicisti country, e per tutti gli anni ’30 l’industria crebbe vendendo migliaia di pezzi in tutto il Paese. Quando la ditta passò a Fred Jr., la sede centrale si spostò in Georgia, andò così consolidandosi il legame con la tradizione country e la musica prettamente americana. La Gretsch aveva ormai un grande catalogo di chitarre acustiche, semiacustiche ed elettriche (ma anche batterie), ottime per il blues ma aperte anche a sonorità più dure, flessibili e adatte alle distorsioni dell’overdrive, all’eco, al riverbero e agli effetti tipici del primo rock ‘n roll. Negli anni ’50 il marchio costruiva strumenti unici e apprezzati dai più giovani, coloro i quali cercavano un suono diverso, più elettrico, ma comunque non avverso alla tradizione e allo stile della provincia statunitense. Sempre negli stessi anni nacque anche il famoso modello Leo Fender e fu guerra aperta tra i due marchi. I chitarristi dell’hillbilly, dell’R&B e del western swing utilizzavano chitarre Gretsch per convertire i loro suoni alla moda del fiorente Rockabilly. Riprendendo forma e materiali di un’acustica, la chitarra prodotta dalla Gretsch contribuiva da un lato a rendere almeno materialmente indolore il passaggio da classica a elettrica, dall’altro lato garantiva (nostante la grandezza della chitarra) leggerezza fisica, adattabilità tecnologica, fascino e un’estetica tipicamente anni ’50 e pompadur. I circuiti della meccanica permettevano di dosare il suono, scegliendo il vecchio stile acustico (da jazz-country) o un’apertura più aggressiva, da rock. La casa produttiva accessoriava le chitarre con varie applicazioni d’avanguardia. Famoso è il braccetto del tremolo a scomparsa, il silenziatore per le corde, cuscinetti di protezione e pick-up stereo…

Chet Atkins iniziò a registrare con una Gretsch e gli fu chiesto di migliorarla. Nel 1954 il chitarrista buttò giù uno schizzo e  si impegnò per migliorare l’impianto sonoro dello strumento suggerendo agli ingegneri trucchi e regolazioni per ottenere armonie più calde…Venne fuori la Gretsch 6120, la tipica chitarra rossa (o arancio) che immediatamente associamo al Rockabilly. Atkins regò le proporzioni del manico, fece inserire un pick.-up hambucker simile a quello della Gibson, accettò di far marchiare a fuoco una grossa G (dal nome del marchio ovviamente) sulla cassa, ma non fu contento del risultato finale. Accusò infatti la Gretsch di aver inservito dei silenziatori di corde e altri accessori del tutto inutili. Da allora la 6120 è entrata a far parte del mito affascinando sempre più musicisti e amatori. Con gli anni il modello si è trasformato in icona del rock, grazie anche all’utilizzo che ne fece Eddie Cochran e più tardi il revivalista Brian Setzer. L’hanno usata anche Neil Young e Pete Townshend degli Who nella versione larga 2” (conto i quasi 3” dell’originale)… Nell’immaginario comune la 6120 è dunque la chitarra regina del rockabilly, la semiacustica tipo, lo strumento che, accanto alla Gibson semi-acusita, alla Paul Vurlison e alla varie Telecaster, veniva più utilizzato negli anni ’50 e ’60.  Chi ama il suono dei ’50 e vuole suonare rockabilly, rock fuso con R’nB, country-jazz e surf oggi sceglie una Gretsch… L’apoteosi naturalmente fu raggiunta con Elvis Presley che utilitzzò una Gretsch Country Gentleman e soprattutto quando George Harrison dei Beatles prese a incidere e suonare ai concerti ancora una Country Gentleman. Harrison era un fan di Atkins e cercò di caratterizzare il suo suono utilizzando una chitarra dalla forte personalità. Un brano chiave per intuire i risultati di tale utilizzo è “All My Loving”. Anche il Beat dunque utilizzò la Gretsch.

Dopo il boom degli anni ’60 arrivò il declino… Il blues-rock ruggente di fine anni ’60, l’hard rock dei ’70 non potevano sicuramente associarsi al suono caratteristico della Gretrsch. L’hard rock era un genere tutto basato sulla dinamicità, la velocità, il controllo dei feedback e la possibilità di bending. Tutti effetti impossibili o quasi su una Gretsch d’annata. Le chitarre americane del rockabilly supportano velocità limitate, i pick-up sono settati su potenze tenui, il feedback è spesso libero o da tollerare, e per questo i nuovi chitarristi si convertirono alla Gibson e alla Fender. E nel 1981 la Gretsch fallì. Qualche nostalgico del rockabilly (grazie soprattutto al nuovo fermento psychobilly) riuscì però a tenere in vita il mito. Fuori dal contesto rockabilly e country, la chitarra trovò spazio nel post-punk e nel folk apocalittico. I Cult, gli Haircut 100 e gli Orarge Juice usavano spesso le Gretsch. Anche Dave Stewart accompagnò Annie Lennox con una White Falcon, altro modello storico della Gretsch. Tra gli altri modelli importanti in chiave elettrica segnialiamo la G5122 Elecromatic. La 6120 viene progressivamente rivoluzionata. Via tutti i vecchi pick-up, manico nuovo, controllo feedback, struttura più sottile e meno ampia… Cambia anche il nome in 7660, ma non è un gran successo. Negli anni ’90 la Gretsch è tornata a produrre, soprattutto in Giappone. Propone nuovi modelli elettrici e sottili che sono una buona sintesi tra il suono di una Stratocaster e la legnosità tipica della Gretsch, e naturalmente continua a sfornare semi-acustiche di derivazione anni ’50. Il marchio di fabbrica…Il prezzo da cui partire per procurarsi una buona 6120 usata è 3.000 euro. I pezzi originali (quelli prodotti dal ’55 al ’65) non costano meno di 7.000 euro. Se il prezzo richiesto è più basso occhio a cosa state acquistando.

Autore dell'articolo: Francesco Munista

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