Fender Stratocaster

Fender Stratocaster Suonerà scontato, ma non possiamo introdurre diversamente l’argomento: la Fender Stratocaster è un simbolo, una delle icone più importanti della storia del rock. Ancora oggi, a sessant’anni dalla commercializzazione, è riconosciuta come una delle due chitarre più amate e ricercate dai musicisti culturalmente legati al rock (l’altra è la Gibson, la Les Paul, e giusto un passo più indietro c’è la SG). Un’icona stilistica e un modello tecnico-acustico che ha segnato un’epoca imponendosi come una categoria inalienabile di produzione e interpretazione estetica. Padre del modello è Leo Fender, elettricista, riparatore di apparecchi radiofonici e amante delle chitarre, nato nel 1909 in California. Frank iniziò a occuparsi attivamente di musica nel 1940, costruendo i primi ampli amatoriali, poi conobbe Clayton Orr Kauffman, detto Doc, un inventore insieme al quale progettò una lap steel elettrica leggera e dal lungo manico. L’intuizione vincente arrivò però solo alla fine degli anni Quaranta, quando i due sperimentarono lo studio di una chitarra elettrica solid body (cioè in corpo massiccio), con la cassa di legno pieno, ossia senza buchi e spazi di risonanza. Tale scelta rompeva con la tradizione delle semi-acustiche, delle hollow body (con corpo vuoto) e dei pick-up applicati, per evitare il rischio di feedback incottrollati e l’effetto larsen, e con le chitarre in latta dal suono innaturale. In realtà, pur senza troppo successo, prototipi commerciali di elettriche solid body erano in stati commercializzati già dagli anni Trenta, come nel caso della Rickenbaker, anche conosciuta come Ro-Pat-In, in pratica una specie di banjo in alluminio, e poi della Audio-Vox.

Tornando al signor Fender e al suo prototipo, bisogna ricordare che l’apporto fondamentale per l’evoluzione del suo ideale di chitarra fu dato da un terzo uomo: l’amico Paul Bigsay, futuro inventore del tremolo, che all’epoca aveva disegnato una chitarra sagomata con una paletta particolare dove l’accordatura era concentrata tutta su un lato. Il 1950 fu un anno memorabile per la piccola liuteria di Fullerton, dove Fender e i suoi collaboratori diedero vita al modello Esquire, poi chiamato Broadcaster. Putroppo, o fortunatamente, questo nome era già stato brevettato dalla Gretsch. Fender si vide quindi costretto a mutarlo in Telecaster (con riferimento alle televisioni che il liutaio continuava a riparare). La Telecaster era costruita in legno massiccio, con ponte fisso, e corde inserite proprio sotto il ponte, manico in acero avvitato al corpo con metodo bolt-on (ossia attraverso viti e non incollatura), con due single coil (quindi a bobina singola, riferito al pick-up in filo di rame avvolto attorno a un’unica bobina).

hendrixIl modello ebbe immediato successo tra i bluesmen, ma Leo Fender non era ancora soddisfatto. Nel 1954 concepì il suo capolavoro, la Fender Stratocaster, ovvero una Telecaster aggiornata, abbellita e potenziata. Si partì dal disegno del chitarrista country Bill Carson, stilisticamente raffinato ed ergonomico, e si provarono tutti i materiali più adatti per arrivare alla forma desiderata. Si passò poi al problema dei pick-up: la Telecaster soffriva infatti di una sensibilità magnetica troppo elevata per via della tecnologia single coil, e ciò allontanava i puristi e, allo stesso tempo, i musicisti amatoriali (il tocco impreciso genera rumore e tonfi; il volume alto impone un ronzio permanente che era assente in tutte le chitarre della Gibson prodotte all’inizio degli anni ’50). Infine si discusse della leggerezza, poichè Leo pretendeva uno strumento agile, e si studiò una nuova formula di costruzione per il manico (bisognava trovare una soluzione per non allungarlo ulteriormente, per permettere al musicista di suonare anche le note più alte). Alla fine di tale progettazione prese forma il modello standard Stratocaster, che ancora oggi affascina milioni di chitarristi in tutto il mondo.

Il problema dei pick-up fu superato grazie alla nuova disposizione perpendicolare e all’aggiunta di  un terzo a ponte (con sellette regolabili) più massiccio, e con angolazione che enfatizzava gli alti, con tremolo sincronizzato che permetteva un notevole sustain (oggi il modello presenta un selettore a cinque posizioni che rende possibile l’utilizzo dei due pick-up contemporaneamente). La leggerezza fu raggiunta con un body in ontano o frassino e un disegno essenziale che eliminava tutte le parti inutili e le bombature accessorie. La spalla inferiore scavata faceva sì che il musicista potesse arrivare alle note più acute senza alcun impedimento fisico. Il tocco di classe fu il buco per l’ingresso del jack, direttamente nel body. E questo è forse anche uno dei maggiori punti deboli dello stumento: l’ingresso jack tende ad allentarsi e bisogna spesso riallineare la linguetta.

Il suono caratteristico della Stratocaster insiste sulla versatilità garantita dalle tre posizioni principali dei pick-up (anche se il tema è dibattuto) e sulle note alte. La brillantezza del sound, dagli accenti comunque graffianti e acidi, unita alla comodità del manico e del corpo e alla elegante presenza estetica fanno della Stratocaster un mito pervasivo, noto anche ai profani. I primi chitarristi ad adottare il modello furono Otis Rush, Buddy Guy e Gene Vincent, ma alla fine degli anni Cinquanta sembrava che lo strumento fosse già stato dimenticato. Il ritorno in auge avvenne grazie al chitarrista surf Dick Dale, e il vero successo arrivò alla fine degli anni ’60, dopo che Fender vendette il marchio alla CBS, quando cioè Jimi Hendrix ne sdoganò l’utilizzo nel rock. Altri noti chitarristi come David Gilmour, Eric Clapton, Jeff Beck, ma anche Blackmore e altri, passarono alla Strato (il modello del ’54, o la riedizione del ’59) trasformando il modello progettato da Leo Fender nella chitarra più richiesta e amata dai giovani.

Le riedizioni degli anni ’70, ’80 e ’90 della Stratocaster hanno quasi sempre deluso i fan. Solo dal 1998 in poi, la tecnologia digitale e ingegneristica è riuscita a sviluppare una ottima riproposizione, quasi uguale per timbro, materiali e suono all’originale del ’54.

Autore dell'articolo: Music Addiction

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