EMS VCS 3

VCS 3Detta così suona un po’ riduttivo, ma il VCS 3 deve il suo successo soprattutto alla sua “praticità”. Di fatto fu il primo sintetizzatore analogico a uscire dallo studio di registrazione e a essere commercializzato a un prezzo più o meno abbordabile. Gli altri macchinari elettrofoni erano troppo grandi, fragili e costosi. Il suo creatore Peter Zinovieff volle appunto costruire una macchina utilizzabile e dinamica. In tutti i sensi. E ci riuscì rivoluzionando la musica pop.

Oltre a essere piccolo, il VCS 3 permetteva una gamma espressiva sino ad allora inedita. Gli oscillatori coprono infatti una curvatura (a onda, rampa, triangolare o squadrata) che va da 1Hz a 10KHz e, in frequenza limitata, fino a 500Hz… L’EMS VCS 3 agisce come comando di tensione modulare da matrice di pin con tre oscillatori, un joystick e una tastiera (non di serie) in grado di supportare connessioni infinite. Attraverso la tastiera e la comunicazione con altri circuiti si può tirare fuori qualsiasi tipo di suono (o di rumore). Certo, la timbrica è inconfondibilmente marcata. Ma anche questo contribuisce alla felice caratterizzazione della macchina. Il meccanismo sonoro non è semplicissimo, ma intuitivamente praticabile.

Il sistema di base è un matrix per il routing del segnale, una specie di battaglia navale, e gioca con codifica e decodifica di frequenze e input analogici. Tra i difetti strutturali vengono spesso citate l’impossibilità di mantenere a lungo (e bene) un’accordatura e la saturazione degli iper-bassi. Tra i pregi, il calore e la specificità dei suoni. Il VCS 3 fu introdotto nel 1969 dalla EMS (Electronic Music Studios), casa londinese che ancora oggi produce synth analogici. Tra i primi a utilizzare il VCS 3 furono, come è ben noto, i White Noise, seguiti a ruota dai Pink Floyd (ne abbiamo parlato in un articolo dei Morgan, raccontando del loro primato) il cui “Dark Side of The Moon” resta un fondamentale manifesto del suono del sintetizzatore. Prendete “Any Colour You Like”… In Italia Franco Battiato costruì il suo “Fetus” basandosi sul controllo di tensione e il riverbero tipici del VCS 3, mettendo in atto un ottimo studio, inseguito con successo nei dischi successivi. E molta musica progressiva europea è caratterizzata dal suo utilizzo. Tra i virtuosi dello strumento ricordiamo Brian Eno, Tangerine Dream, Edgar Froese e Kraftetwerk. Tutto il movimento krautrock è fisiologicamente e sostanzialmente legato alle possibilità espressive del synth inglese.

Il prezzo… Beh. Se volete proprio un VCS 3 meno di 5000 euro non potete spendere. Ci sono imitazioni e pseudo-moog analogici basati sulle intuizioni del meccanismo di Zinovieff che costano meno della metà. Poi ci sono le schifezze digitali. Ma è un altro discorso.

Lo strumento è ancora utilizzabile in contesto pop ed elettronico, come dimostrato dal mirabile lavoro svolto nel 2008 dai Portishead in “We Carry On”…

Autore dell'articolo: Francesco Munista

2 commenti su “EMS VCS 3

    Zufff

    (31 maggio 2014 - 01:09)

    Salve, sono Zuff.
    Vorrei chiederti se conosci il link dell’intervista di Battiato in cui racconta della storia del primo sintetizzatore xchè su ytube nn riesco più a trovarlo.
    Grazie anticipatamente

      Franza

      (31 maggio 2014 - 16:35)

      Mi dispiace Zufff mi sa che il video non è caricato sul tubo… puoi trovare solo degli articoli dove il maestro fa qualche battuta ironica sull’uso del synth nei primi anni ’70, ma niente di speciale.

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