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Alexander Briger / Alessandro Taverna @ Teatro San Carlo, Napoli (7 maggio 2017)

Non giudicate come un evento o un fatto strano che il San Carlo, il teatro d’opera più bello e antico del mondo, faccia di tutto per facilitare un effettivo ricambio generazionale del proprio pubblico. Le strategie per fare sì che ciò accada stanno andando a segno, tra laboratori estivi aperti anche ai più piccoli e un programma che propone musica godibile anche ai meno esperti della classica. Insomma, ci si può avvicinare al teatro e alla tradizione accademica senza mortificare il senso dell’incontro ed evitando strade avvilenti come guardare Mozart in the Jungle. Il San Carlo è un universo aperto e molto meno austero di quanto potrebbe sembrare.

Può succedere per esempio che oltre a poter ascoltare l’orchestra del teatro si possa godere del confronto per via diretta dei musicisti con i direttori, provenienti da tutto il mondo, durante le prove, dove la tecnica esecutiva è spesso collegata a narrazioni e a introduzioni concettuali utilissime per entrare nel vivo del discorso estetico e partecipare al miracolo della conservazione del patrimonio classico. Oppure capita che il teatro voglia offrire spettacoli didascalici, di introduzione alla storia della musica classica. Come spettacoli pop, pensati per stupire e affascinare anche i più distratti e insensibili. Una scelta scadente? No… un’opportunità.

L’ultimo appuntamento di confronto pubblico a sfondo sinfonico, ad esempio, ha visto come protagonisti il pianista veneziano Alessandro Taverna e il direttore australiano Alexander Briger. Del primo, pluripremiato sia nel continente che oltreoceano, è possibile ascoltare delicate e preziose incisioni di brani che spaziano da Chopin a Nikolay Medtner, da Debussy e Ravel; il secondo ha diretto le più grandi orchestre internazionali – per citarne qualcuna: London Symphony Orchestra; BBC Symphony Orchestra; Orchestre Philharmonique de Radio France e prossimamente Tchaikovsky Symphony Orchestra di Mosca.

La prima parte del programma ha stupito e coinvolto tutti i presenti con vibranti interpretazioni dell’Overtoure K 527 Don Giovanni e il Concerto n.27 in si bemolle maggiore per pianoforte e orchestra, K 595 (parliamo ovviamente di Wolfgang Amadeus Mozart). Soprattutto durante il Concerto, Briger ha mostrato a melomani e profani tutta la grandissima capacità di controllo, conducendo l’orchestra a un potente climax drammatico, sottolineato e promosso da una gestualità topica. Cosa è successo? Tramite la direzione di Briger credo che tutto il pubblico abbia compreso quanto conta la spinta iniziale dell’uomo con la bacchetta. L’esecuzione infatti seguiva dinamicamente e fedelmente tutti gli ordini direzionali del direttore, anche quando il tono era talmente energico ed estatico da suggerire un senso di anarchia. Caos controllato… Qui sta il gusto, l’unico possibile, che giustifica la resistenza di una tradizione così antica e desueta come un’orchestra chiusa in un teatro… Come quando è stato possibile percepire quasi fisicamente l’impazienza dei musicisti, Taverna in primis, di esprimersi in piena potenza durante le battute centrali del Concerto…  Beh, Taverna risaltava, ovviamente… ma da professionista ha saputo trattenersi e nascondersi nel suono, offrendo un’esecuzione contraddistinta da espressività e attenzione alle dinamiche rare.

Taverna ha poi proposto due bis, entrambi accolti con grande entusiasmo dal pubblico. Il primo è “Play Piano Play” (n°6) di Friedrich Gulda, a sua volta grande interprete di Mozart; il secondo, accolto con un sonoro e avvampato “bello!” da un’anziana signora mia vicina di posto, la Parafrasi del Rigoletto di Liszt. Entrambi i momenti hanno stupito e appassionato il pubblico. Non solo le vecchie. Dopo un breve intervallo, il programma ha rinnovato il proprio senso di introduzione estetica trasversale con composizioni di Ravel: Pavane pour une enfant défunte e Menuet antique. Come si evince dal titolo, la prima composizione fu pensata da Ravel per una bambina defunta, tematica in cui si sono cimentati molti compositori francesi, caso comune anche al maestro di quest’ultimo, Fauré. Dunque l’orchestra ha dovuto suggerire al pubblico il senso tragico e ineluttabile di un lutto innaturale, dolorosissimo e ingiustificabile. E come si fa? Eseguendo con sobrietà e pietas le note così come le ha scritte Ravel… E così è stato. E la cosa mi ha talmente colpito che tornata a casa ho voluto riascoltare il brano, come sottofondo alla lettura di Oscar Wilde, che nella fiaba The Birthday of the Infanta riprese appunto il tema straziante della morte di una neonata.

L’orchestra è stata in grado di rendere omaggio alle intenzioni di Ravel, facendo sì che corno solista, fagotti, oboi e arpa avessero il giusto spazio e facessero risuonare in modo chiaro il loro suono così insolito alle orecchie di un pubblico moderno.

La conclusione è stata affidata al genietto pop che aveva aperto le danze, con la Sinfonia n. 29 in la maggiore, K 201 che Mozart compose all’età di diciotto anni. Con un significativo sfoltimento dell’orchestra, sono stati gli archi e il fagotto a essere protagonisti di venti minuti alla cui fine l’immenso pubblico accorso ha battuto entusiasta mani e piedi. Tipo concertone del primo maggio a Roma, ma un po’ più a Sud, con meno squallore, meno ipocrisia, più gusto e meno sudore. E sei giorni più tardi.

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