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Usual – Just Feel Alright

Usual just feel alrightIl brit-rock esiste, abita ad Arco, in provincia di Trento, e si fa chiamare Usual. Conta il fatto che dopo vent’anni il genere madre (il britpop) sia stato finalmente giudicato per quello che era, senza entusiasmi e senza pregiudizi. Conta la distanza geografica, storica ed esistenziale. E conta il fatto che Mathias “Thias” Descig (chitarra e voce), Filippo “Pippo” Tonelli (basso e voce), Michele “Michi Zait” Marocchi (chitarra e voce) e Marco “Chetto” Ziliani (batteria e voce) siano dei bravi strumentisti. I quattro hanno dato vita al progetto nel 2015 e hanno lavorato per ben due anni prima di pubblicare il loro primo EP, uscito a metà marzo, dal titolo “Just Feel Alright”.

Nonostante la grafica della copertina del disco sia così minimalista da suggerire tendenze di carattere più anti-sociale e il titolo tanto supergrassianamente positivo da rasentare il banale, “Just Feel Alright” è un album ricco di atmosfere bivalenti, rosee e malinconiche, fresche e afose.

Innanzitutto, per questo lavoro registrato presso il CRONO Sound Factory di Vimodrone c’è da rilevare un’ottima qualità di suoni, missaggio, eccetera. E non è poco. Come nel caso di altre band emergenti, tipo le Visioni di Cody, anche gli Usual sono da encomiare per la loro volontà di inscriversi con consapevolezza e modestia in un genere specifico, adeguandosi ai diktat formali, senza pretendere di esprimere chissà quali tensioni creative e sperimentali. Certo, deluderanno quegli ascoltatori che pretendono sempre il coraggio, l’originalità, o quel quid in più rispetto a quanto già detto e sentito in contesto pop e indie… Ma dal momento che al 90% tutti i gesti avanguardistici sono atteggiamenti falsi, ingannevoli e ambigui, e che parlare di originalità nel pop è una sfida quasi impossibile, bisogna rispettare chi dimostra coscienza e onestà e sa creare cose interessanti prendendo il buono di quanto già stato… Come appunto gli Usual, che riescono a far convivere gusto indie contemporaneo con tollerabili nostalgie britpop anni ’90.

Il segreto universale del britpop sta nel tono e nella semplicità: quel sound, in molti casi, è ancora buono perché immediato e lineare, e con due o tre accordi nel punto giusto e con un’armonia studiata si può ancora arrivare a toccare vertici di pura bellezza pop-rock. Gli Usual sanno fare proprio questo, ed è una grande cosa. Aggiungiamo poi la volontà di legarsi alle scuole più vivaci e creative del filone (i già evocati Supergrass, i Blur, le Elastica, i Mansun…) e il gioco diventa degno di attenzione. Per intenderci: qui non ci sono ninne-nanne alla Coldplay, né fotocopie sbiadite di “Be Here Now”.

Chiarito ciò, diremo che anche gli avversari del brit puro possono avvicinarsi senza paura a “Just Feel Alright”: non c’è pericolo di rimanerne delusi poiché ce n’è per tutti i gusti. Chi ha amato le chitarre dei Blur periodo “The Great Escape” andrà sul sicuro con la traccia che dà il nome all’EP… così come “Down The Road Of My Heart” riesce ad accontentare i fan dei The Fratellis, dei Feeder e dei Babyshambles. “Dog”, poi, è un pezzo davvero strano, considerando che partendo come una marcetta psych-pop tipo The Beatles zona “Abbey Road” va infine a parare in lidi mediterranei e funkeggianti.

Gli Usual hanno preso in considerazione gli elementi più sottili e attuali del britpop e hanno piegato la loro smania rock in confini di arrangiamenti squadrati e forme funzionali. Così hanno trasformato un sound estraneo e passato in uno strumento espressivo davvero conveniente, produttivamente valido, piacevole e vivo.

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