The Cleopatras – La Maledizione del Faraone

The Cleopatras - La Maledizione del FaraoneSe siete cresciuti negli anni ’90 e subite o conservate reminiscenze precise del Festivalbar, probabilmente ricorderete le Cleopatras come un gruppo di tre ragazze molto dinamiche dai lunghissimi capelli intrecciati che cantavano musica pop schizzando da un lato all’altro del palco… Una perfetta storia pop: stelle per un’estate oggi finite nel dimenticatoio più o meno per chiunque. Nel frattempo, sempre alla fine dei ’90, in Italia ben altre Cleopatras vedevano la luce… Si tratta di un gruppo tutt’ora esistente che propone un genere identificato dai più come garage rock, beat, punk, surf e via discorrendo. Ascoltandole, però, si capisce subito una cosa: le Cleopatras (da questo momento in poi parliamo delle Cleopatras italiane, sia ben chiaro) si propongono come un gruppo consapevolmente e orgogliosamente beat. Per la precisione, beat italiano infarcito di psych rock, power pop e yé yé. Le cinque toscane hanno davvero a cuore il sound e lo stile degli anni ’60, ma cosa accade a chi le ascolta per la prima volta tramite il loro ultimo album, “La Maledizione del Faraone”?

The Cleopatras - La Maledizione del FaraoneDi fronte a questo secondo album lungo in carriera, l’ascoltatore viene trascinato in un’atmosfera tutta caschetti e psichedelia, e già a partire dal brano introduttivo “Heavy Bananas” la faccenda diventa pienamente revivalista. Il disco scorre liscio: per gli amanti degli anni ’60-‘70 questa musica è manna dal cielo… Le Cleopatras rispettano quasi filologicamente lo stile beat, dunque non propongono nulla di veramente nuovo. Le influenze rilevate le portano però ad ampliare la proposta in senso punk e rock… Si riecheggiano toni anche successivi ai favolosi ’60: Ramones, New York Dolls…C’è di più…. Nei brani in inglese sembrano delle Hole dal suono più secco e melodico. Ebbene si, perché “La Maledizione del Faraone” è un disco divisibile in due parti: metà è in italiano e metà in inglese – scelta molto intelligente da un punto di vista commerciale, soprattutto per un gruppo che oltre ad aver suonato in tutta Italia suona spesso anche all’estero e con discreto successo di pubblico.

The Cleopatras - La Maledizione del Faraone
le Cleopatras nostrane

Prima di arrivare ai brani in lingua nostrana, comunque, le Cleopatras si sbizzarriscono con pezzi che vanno dal garage rock al surf, ancorandosi a quell’insieme indistinto di power-pop in riverbero molto in voga qualche decennio fa e che conserva tutt’ora un certo fascino.

Dai pezzi in italiano dipendono le più grandi perplessità. Musicalmente lo stile è coerente in tutto il disco. Per quanto riguarda le liriche, invece, quelle in inglese risultano più coinvolgenti e significanti, con più contenuti. Un’illusione dovuta all’ignoranza tipica italiana, all’approccio del fruitore della Penisola, che quando si rapporta alla lingua anglosassone sa essere un ascoltatore abbastanza tenero ed entusiasta. Quando le Cleopatras cantano in italiano, in effetti, lo scherzoso nonsense rasenta spesso la puerilità. E quasi quasi è preferibile abbandonarsi agli immancabili “pa pappappappaaa” dei ritornelli, che risultano ovviamente molto cantabili a chiunque e relativamente più gravidi di senso.

Da un punto di vista tecnico nulla si può dire alle Cleopatras. Ripeto ancora una volta: rispettano lo stile beat. Ciò vuol dire, ovviamente, chitarre in primo piano, basso che non fa nulla di straordinario ma che dovrebbe osare di più insieme alla batteria. Per quanto riguarda la voce, nei brani in inglese si impasta molto meglio con il resto della band, in quelli in italiano, invece, risulta un po’ scarna e forse si poteva rimediare in fase di missaggio con qualche effetto che potesse sottolineare i cambi di dinamica all’interno dei pezzi stessi.

 

Autore dell'articolo: Ambra Benvenuto

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