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Marunata – Réminisence

Una one-man band misteriosa, angosciata e triste, come è giusto che sia in ambito depressive post-black metal, ma anche sorprendente in fatto di soluzioni espressive e capacità di sintesi di partiture eterodosse. Si odono pianoforti, chitarre-zanzara, voci dall’abisso, batterie bellicose, synth infernali e programming post-metal. E tutti questi strumenti sono nelle mani del solo Manako, un ragazzo del nord della Francia a cui piacciono il black metal da suicidio, lo shoegaze, gli arpeggi post-rock, gli Alcest e le fughe pianistiche alla Satie e che combina a modo suo, senza troppo perfezionismo, i diversi imput estetici portando a termine composizioni dirette e dignitose.

Nell’ep ci sono solo due featuring: il programming sull’iniziale e pianistica “La Renaissance…” a cura di B.M. (Skyforest) e le parti femminili cantante in “L’Aveugle” e “Le Lac” di una certa V., ed entrambi gli ospiti sembrano funzionali alla poetica mortifera e tragica del progetto Marunata.

Il brano migliore del lavoro è il secondo, “L’Aveugle”, un colpaccio di black teso e dark, che insiste su pochi accordi e su un tempo medio, con dinamica dritta, come una idea abbastanza vecchia e classica di aggressività metal che si confonde in nebbie oscure, da incubo infantile. Con l’ingresso della voce femminile, esasperata e disperata ma anche confortante e familiare come la melodia di un cartone giapponese, il disegno musicale rivela la propria vera potenza creativa. La struttura è povera, la soluzione estetica precaria e un po’ greve, ma la tensione cresce e si allunga coinvolgendo l’ascoltatore in un inferno ottuso di doppi colpi, synth ustionati e riff di chitarra tremente fino al crescendo di effetti echo e flanger, da cui poi viene fuori un arpeggio morbido di chitarra acustica, contrappuntato da archi sintetizzati e armonie solistiche post-rock: si scorge una bellezza, si partecipa a un sentimento strutturato, complesso e vivo di malinconia… La titletrack segue il processo inverso, parte cioè un pacifico arpeggio acustico e poi si gonfia in senso blackgaze, sfruttando una melodia minimale, via via dilaniata e alterata con metodo scream. Anche “Le Lac” si muove da accordi aperti e malinconici di dark folk, perdendosi in territori wave e in boschi analogici black…

Manako bozzetti di tensione e magia arcana. Con una produzione di livello potrebbe pubblicare qualcosa di veramente buono.

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