Huno – Spessi Muri Di Plastica

Huno EPL’aria di Cuneo fa bene ai giovani, l’area di Cuneo fa bene alla musica. Huno è un progetto che viene da quelle parti e che nel 2011 trova una formazione definitiva e registra questo EP di 6 tracce “Spessi muri di plastica”.

Si tratta di grunge rock all’italiana, perchè cantato in italiano, ma con sound ed equalizzazioni che riguardano di più l’oltreoceano. Un qualcosa che si muove tra i pezzi più carichi dei Pearl Jam e quelli meno incasinati dei Sonic Youth. Il lavoro di questi ragazzi colpisce in positivo perchè, nonostante si vadano a ficcare in territori musicali abbastanza sputtanati, sembrano venirne fuori grazie all’energia e alla forte personalità che evidentemente supporta la scrittura e traspare nei brani registrati. Un qualcosa che a volte vedo accadere per alcune giovani band inglesi di cui nemmeno ricordo il nome ma che senza alcun motivo, semplicemente mostrando fermezza e personalità, a volte riescono a proporti materiale che in altra salsa sarebbe sicuramente indigesto.

Tornando agli italiani, la title track “Spessi muri di plastica” apre l’EP. E’ un brano dinamico ed energico. La band parte presentando evidentemente tutte le possibili sfumature del proprio sound… Di qui in poi niente più ci stupirà in quanto a soluzioni musicali ma stiamo parlando di grunge e dunque secondo l’etica di un flusso emozionale diretto verso l’ascoltatore c’è volontariamente poco spazio per artefatti a parte un’ipnotico synth sound che balbetta il beat iniziale di batteria. ”Giorno grigio” parte più calma e ipnotica poi si apre. E’ un pezzo completo con soluzioni ritmiche studiate che comunque sembrano essere accompagnate da una certa passionalità che rende il prodotto finale sincero ed originale. “Profonde tracce” è un brano molto riflessivo che prende spunto sicuramente dalla lezione cantautoriale italiana, anche e forse soprattutto quella più indipendente. Bella la melodia della voce, strisciata e trascinata con lamento. “Pioverà” è un brano maturo, studiato nei particolari. Spicca il suono poderoso del piano impiegato in molti passaggi (Davide Arneodo?). Con “In duello libero” torna l’atmosfera grunge, il pezzo scorre via senza lasciare una forte impronta ma nel complesso non guasta. Conclude l’EP “Le mie mani”, è il pezzo meno elettrico e spinto, sospirato e dalle atmosfere cupe ed inpotiche… Una degna conclusione da album grunge… L’ipnotico ed acustico pezzo che deve chiudere un album grunge che si rispetti.

Scherzi a parte tutto l’esperimento musicale nel suo complesso sembra riuscitissimo e speriamo che i Huno possano fare sempre un passo in più verso la ricerca delle emozioni allontanandosi dalla costruzione razionale di un disegno rock che fondamentalmente ha stancato tutti. Buon lavoro, in gamba!

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