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Hide Vincent – Hide Vincent

“Hide Vincent” è il disco d’esordio di Mario Perna, in arte Hide Vincent, cantautore campano di folk moderno. Per la verità, un esordio c’era già stato in grande stile con una demo autoprodotta, “Imperfection”, qualche anno fa. Si tratta di una storiella che ha animato più di una chiacchierata di chi bazzica nell’ambiente: Hide Vincent pubblica la sua demo come tanti aspiranti musicisti; a culo, si ritrova in diverse playlist di Spotify con brani che vengono ascoltati tantissime volte e riceve davvero tanta tanta attenzione, da parte di ascoltatori di ogni parte del mondo e, dopo un po’, anche dalla stampa. Insomma, si tratta di successo ottenuto caricando il frutto di un proprio lavoro su internet e riuscendo a coinvolgere migliaia di persone, una storia che ha in ogni caso dell’incredibile, considerando l’offerta di musica infinita che c’è online.

La storia di Mario Perna mi è stata raccontata qualche ora prima di ascoltarlo live al Broken Stone Festival, a Contursi, nel 2014. In quell’occasione Hide Vincent giocò bene le sue carte, reggendo il tempo concessogli da solo, con sicurezza, dando l’impressione di un James Blake senza elettronica.

Anche il nuovo album sembra essere stato accolto abbastanza bene dalla critica. Anche se non sono pochi coloro che si sono lasciati influenzare dal fatto che si tratta del primo disco ufficiale, più o meno tutti spendono complimenti e parole gentili per la musica di Perna. In realtà, parlare di immaturità è comunque ingeneroso: una parte della crescita che doveva avvenire c’è già stata e la scelta di uno stile sonoro che arriva dritto al punto è voluta, applicata con rigore e portata con profitto a termine. La dimostrazione di ciò sta nelle scelte compositive che rivelano buon gusto e in un cambiamento importante rispetto ai lavori precedenti: i brani non ruotano più intorno alla voce ma mettono in luce arrangiamenti più strutturati, interazioni tra chitarra, piano, violoncello (Sharon Viola), buone parti di basso (Francesco Tedesco) associate a solide impalcature di batteria (Riccardo Iannaccone). Certo, nulla che faccia emozionare o stupire. Non si scorgono gesti di classe né innovazioni del genere: eppure in un’epoca in cui l’autotune e le correzioni di sbavature strumentali sono a portata di click, è piacevole ascoltare un prodotto che arriva all’ascoltatore in modo diretto, senza che ciò si traduca necessariamente in compiacimenti lo-fi.

È vero, come afferma anche il comunicato stampa, che il disco di Hide Vincent è “legnoso” dall’inizio alla fine e le promesse che comparano Mario Perna a grandi nomi del genere non si rivelano fasulle. Il riamando a Damien Rice viene esplicitato soprattutto nella cover di “Delicate” ma non mancano echi a Bon Inver, Keaton Henson (“Blood Houses”), Nick Drake e via discorrendo.

In conclusione, è difficile che “Hide Vincent” deluda gli appassionati di questo genere di cantautorato. Ascoltare per credere.

 

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