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Duracel – Nati Negli Anni ’80

In epoca di Tsunami ed alluvioni croniche, per quel che riguarda il territorio italiano, i veneti Duracel imbracciano per la terza volta le tavole da surf sognando la California. Vale a dire che questi “giovanotti” nati tutti negli anni ’80 cercano di rispondere alla loro angoscia e nostalgia interiore portando fuori un punk rock energico e scanzonato alla maniera di bands anni ’90 come i Green Day (per i più giovani citiamo una band che ancora cavalca palchi e classifiche di visibilità internazionale).

Il risultato è una musica potente e diretta, spinta ed urlata per tutte le dodici tracce di questo ultimo album “Nati Negli Anni ’80”. Dietro tematiche affrontate con l’arte del “mordi e fuggi”, che lamenta molto ma analizza poco, si cela tutta la nostalgia della band per un periodo storico o di vita ritenuto sicuramente “migliore” di quello attuale e forse più ricco di piaceri e colori. E’ questo il messaggio rinvigorito anche da un artwork che tende a richiamare con numerose immagini il periodo di cui sopra. Personalmente più che sui vari Fonzie in copertina sono stato passionalmente attratto dal gettone telefonico, dai frizzy pazzy ma soprattutto dallo studente (sigaretta sull’orecchio) che attende di poter andare al bagno per fumare una sigaretta, immagini che accompagnano i testi nel libretto interno.

L’unico brano su cui voglio soffermarmi dal punto di vista dei contenuti è “Stanotte”. L’autore dei testi, citando i Ramones e gli Stones, entra direttamente in comunicazione con i tecnici/ascoltatori rivendicando una certa autonomia intellettuale e musicale, portando alla ribalta una sorta di arringa difensiva in cui una certa scelta musicale minimale tipica del punk rock viene attribuita direttamente all’ispirazione donata dai “tempi cupi” e da una “città/triste poesia gonfia di malinconia”.

Dunque… tralasciando un giudizio di merito su alcune rime baciate che forse sono tipiche del genere e mettendo da parte la sensazione di contrasto cromatico che c’è tra il cupo e il punk rock, non ci resta altro che augurare a questi ragazzi, che pure sembrerebbero aver molto bisogno di esprimersi musicalmente parlando, di continuare a crescere e riuscire a trovare quella versatilità che proprio bands come i Ramones e gli Stones sono riusciti a trovare pur rimanendo essenziali, quella molteplicità di colore che ci hanno donato e che difficilmente un certo tipo di sound californiano riesce a proporre.

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