Chamberlain – Relax, Enjoy the Crisis

Chamberlain - Relax, Enjoy The CrisisI Chamberlain sono un gruppo catanese alla prima prova lunga con il disco “Relax, Enjoy The Crisis”, edito dalla Lophophora Williams Recordings. Abbiamo già parlato del loro Ep, e ne abbiamo lodato le qualità. Ora però ci tocca valutarli sul lungo minutaggio.

Scrivono e producono un album dalle sonorità molto anni ’90, in bilico tra Grunge (il cantante ha studiato molto bene i dischi degli Alice in Chains e dei Pearl Jam) e Brit Pop psichedelico à la Verve e Radiohead (periodo “Pablo Honey”). Un po’ indeciso, in verità, ma costellato di elementi interessanti. Arpeggi, ritmi spezzati, arrangiamenti malinconici e aperture di dilatazione strumentale determinano il senso musicale delle nove tracce. Il primo brano “Derdang” è suonato con maturità e riesce a esprimere energia controllata: le distorsioni non contaminano la trama armonica e non alterano in senso estremo l’arrangiamento che vuole essere forte, ma al tempo stesso meditativo. Manca però la brillantezza, e forse dipende pure dall’uniformità attraverso cui l’intenzione musicale è resa effettiva. Lì dove il brano avrebbe bisogno di evolvere ed esplodere in qualsiasi modo si trascina senza molta produttività. “Superstition” è costruita su una semplice ma incisiva frase di chitarra arpeggiata, sulla quale si stratifica la melodia e, nella seconda strofa, un delicato intervento solistico harrisoniano. Anche qui, quella che dovrebbe essere la deflagrazione catartica delle distorsioni risulta andante, e poco efficace. Ma è comunque il pezzo migliore del disco, per scrittura ed effetto.

La musica di “Moon In June” ricorda l’estetica degli ultimi Oasis, anche se la voce del cantante riesce a personalizzare il risultato con il suo timbro malinconico. “Sailing Soul” è una buona traccia acustica, delicata e penetrante. “Asteroid Blues” è una lenta ballad con finale psichedelico che ben sintetizza le passioni e le coordinate musicali del gruppo, ancora in sospeso tra Wessex e Seattle (c’è pure la ghost track, in pura estetica di fine secolo scorso). Si è forse alla ricerca di una forma di Psychrock figlia più degli anni ’90 che dei  ’70. E certo non è questa la musica grazie alla quale potremmo goderci o capire la crisi, visto che non è musica di questi tempi, nè per questi tempi. Come dire, potreste sentirci qualcosa degli ultimissimi Beatles, o di John Lennon, ma solo indirettamente. I catanesi devono essere ragazzi malinconici, innamorati di certe atmosfere sognanti e arrese. Anche io lo sono, confusamente e dopo i pasti. Ma poi mi annoio. Allora promossi, nella speranza che andando avanti si decidano a lavorare per sottrazione e a calibrare le cose buone, che sommerse dagli effetti flanger e chorus spuntano qua e là tra le tracce.

E ora due parole sul “godersi” la crisi, concetto molto interessante introdotto dai Chamberlain, che devo sviluppare perché sono un saccente e voglio dire la mia. Partiamo dai numeri: per il Dipartimento del Tesoro, il 31 dicembre 2010 il debito pubblico italiano ammontava intorno ai 1.548.816 milioni di euro. A luglio 2011 ha avuto inizio una fortissima ondata di vendite di bond italiani che ha interessato un po’ tutti gli strumenti del debito pubblico, azioni e obbligazioni di banche e compagnia bella. Un disastro comune e comunque europeo. Ma quando un impero è attaccato, a soccombere sono prima le sue parti più deboli. Quindi l’Italia, la Grecia, la Spagna, il Portogallo e l’Irlanda. La capitale dell’impero può giurare che difenderà i suoi feudi fino alla morte, ma in realtà pensa a difendersi, a studiare il crollo delle province per creare una strategia. Tecnicamente, siamo una cavia per l’Europa. E in Italia la classe dirigente promette che salverà la povera gente, i lavoratori e i disoccupati, ma in realtà pensa a salvare se stessa. I poveracci sono cavie delle cavie. E cosa dobbiamo fare? Scappare? Diceva Machiavelli che quando un principe cade è intelligente non trovarsi né troppo lontano nè troppo vicino, perché chi è troppo vicino cade con lui, e chi è troppo lontano non può approfittare dell’energia e della libertà derivanti dalla caduta. Per godersi la crisi è così necessario trovare la giusta posizione. Defilata, ma non troppo. Per osservare, ripararsi e ancora partecipare. Lontani dalle promesse e dalle proteste della politica, ma non così spostati da essere tagliati ancora più fuori da quello che succede e che viene deciso per noi. Una profilassi spaziale. Ecco, e quando è il momento, prendersi quello che spetta.

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