Casa – Crescere Un Figlio Per Educarne Cento

Casa - Recensione“Crescere Un Figlio Per Educarne Cento” è un disco vario che tiene insieme Post-Rock, elementi Jazz, improvvisazione, dadaismo sonoro e giochi letterari. I Casa sono una band veneta ormai attiva da una quindicina d’anni che suona randagia e tesa, fondamentalmente rock, ma aperta all’informalità dell’interplay e alla teatralità.

I testi sono il punto di forza dell’opera, sempre ricercati e divertenti, anche quando toccano tematiche dure o importanti, come nel caso della scioccante “Blues Morto”. L’autore delle liriche e di tutte le musiche è Filippo Bordignon (voce, chitarra e tastiera), accompagnato dalle chitarre di Marco Papa, il basso di Filippo Gianello e la batteria di Ivo Tescaro. Molti gli ospiti presi dall’ambiente jazzistico. Nessun genio particolare. Nel primo brano “Morton” un sax libero cerca spazio tra il recitato e la ritmica serrata della batteria. Gli strumenti non sembrano però troppo amalgamati, né sicuri o a fuoco. Qualcosa non va, almeno in termini di soluzione produttiva. L’arrangiamento infatti non riesce a mantenere o a concretizzare le promesse della scrittura. “Blues Morto” risulta più affascinante, ma anche qui un’armonica sostiene una linea melodica che si sposa malamente con gli altri strumenti. La voce di Bordignon è uno strano ibrido tra Bennato, Capovilla e l’Alan Sorrenti di “Aria” (senza naturalmente sfiorare l’arditezza e la profondità musicale di quel Alan Sorrenti). Basso e batteria suonano già più organizzati nel blues liquido di “Whodunith”, dove la chitarra comincia a muoversi più coraggiosa e nervosa. Molto bello il racconto di “Vangelo Secondo Alessandro” dove la voce recita ispirata una simpatica filastrocca anticlericale: “… le altrui opinioni s’ergono avventate che lo sprovveduto è certo di salvarsi”. Peccato che il tutto sia registrato in maniera assai approssimativa, penalizzando contenuto e forma del gesto creativo. “Interludio A Forma di Croce” è un jazz scialbo e poco convincente… evitabile. Stessa cosa per lo strumentale post-rock “Il Terzo Stile”, un lungo drone ambient senza molto senso. “Madonna con Cilicio” è una ballata cantautorale con melodia fragile e crescendo rock cccpiano. Carino l’assoletto di chitarra (molto Paolo Conte-oriented) che divide il brano. Azzeccate la simpatica narrazione di “Beda La Moldava” e il finale amaro-nostalgico di “Non Lasciarmi Mai”.

Un’uscita coraggiosa per la Dischi Obliqui. Una produzione migliore e un mix finale più attento avrebbero sicuramente giovato alla band e al loro disco… ma la creatività non si discute. C’è qualcosa di buono nella verbosità dei Casa. Ci vuole solo un buon editor (leggi produttore, fonico) che si occupi di come queste parole debbano essere diluite negli arrangiamenti.

Autore dell'articolo: Francesco Munista

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Completa la seguente equazione (anti-spam) * Time limit is exhausted. Please reload CAPTCHA.