Black Eyed Dog – Kill Me Twice

Black Eyed Dog - Kill Me TwiceI Black Eyed Dog arrivano al loro primo album ufficiale dopo vari EP e già dalle prime battute il sound appare maturo e soprattutto deciso, senza alcun tipo di esitazione tecnica e concettuale. Dietro “Kill Me Twice” c’è sicuramente un bel po’ di gavetta tra scenari nazionali e internazionali. Si intuiscono ascolti attenti, ricerche sonore al di là del piccolo recinto dell’indie e viaggi in tutta Europa e oltre. Percorsi che hanno fatto crescere la band dal punto di vista stilistico e formale, attraverso il confronto con altre realtà musicali, lontane dalle solite prospettive italiane e dalla pigrizia estetica del sottobosco nazionale.

La band, a ogni modo, non sconfessa origini e suggestioni autoctone, come si capisce dal piccolo tributo campanilistico di “Sicily New Orleans”, ma per quanto concerne valore produttivo e timbrico i pezzi suonano profondamente orientati a un modello americano. Sin dalle prime note del brano di apertura “Heartbreaker” vengono in mente i The Kills e la cultura weird applicata al blues, al folk e al rock originario. Tale convinzione viene rafforzata da brani come “Second Hart Mother” e “Stairsalor Road”, in cui una ritmica possente e serrata lascia spazio a intrecci di voci maschili e femminili studiate quanto suggestive. Il basso dalle linee semplici detta una direzione aperta a dinamiche garage, post-punk, o alt-rock, dove i colpi secchi rappresentano esito e mezzo espressivo d’elezione. Altrove compaiono sfumature folk e arcane, suggerite da note di mandolino o pianoforte. I brani evolvono assecondando sentimenti oscuri, malinconici, intimistici, senza per questo rinunciare all’intensità elettrica. Ottimo dunque il lavoro in produzione  di Hugo Race (proprio lui) e Fabio Rizzo.

Black Eyed Dog - Kill Me TwiceI Black Eyed Dog gestiscono con consapevolezza generi e stili multiformi. Si va dal noise al murder rock (sì. sì, Nick Cave), dalla new wave anni ’80 – è quello che viene spontaneo pensare durante l’ascolto di brani come “Miss F#%book” – e ancora indietro, ad atmosfere più blueseggianti (“Widow Man”).

Il minimalismo viene interpretato senza dogmatismo e le canzoni riescono a soddisfare in modo trasversale. Le proposte, ben bilanciate tra ricerca raffinata e libera estrinsecazione di emozione, sanno comunicare senza svendersi. E da questo talento può nascere qualcosa di veramente valido. Non li perderemo di vista.

 

Autore dell'articolo: Ambra Benvenuto

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