Ytamo – MI WO (Someone Good, 2016)

PrintLe foto dell’artista giapponese Ytamo disponibili sul web permettono di inquadrare il personaggio meglio delle parole suggerite dai comunicati stampa. In una di queste c’è lei con un asciugamano arrotolato in testa, inginocchiata di fronte a un tipico tavolino basso orientale, apparecchiato con bicchieri microfonati e collegati a un altro mobiletto pieno di distorsioni e campionatori. In un’altra sta nascosta dietro un pianoforte a coda… Nella maggior parte dei casi, la si vede armeggiare con tastierine e sequencer, i cui cavi danno vita a un intrigo irrisolvibile. Dalle immagini in cui è in compagnia si capisce che è molto bassa e non proprio giovanissima… In passato ha lavorato come concertista, poi con l’improvvisatore con Taichi Moriguchi, meglio conosciuto come Oorutaichi, e con la violinista classica Atsuko Hatano. Da sola ha già registrato due album di sperimentazione synth-wave e ambient. Con “MI WO”, mastetizzato e sponsorizzato dal compositore australiano Lawrence English, fa qualcosa di più ardito e rilevante: mette in atto una delicata sintesi artistica tra istanze minimalismo, atmosfere cameristiche, electro-pop, synth-wave elettronica, new age e musica classica giapponese. In parole povere, cerca di infilare in un disco di fragili composizioni pop la propria sensibilità colta e accademica, senza però alterarne o stressarne la soavità, scivolando volentieri oltre i limiti della forma definita per incontrare la musica concreta, la sperimentazione pura, il drone o la lounge music più evanescente.

Le tracce sono tutte caratterizzate da una peculiare forma di malinconia svagata, elegamentemente sfumata nei toni e nel ritmo. E anche quando il suono ammette ombre più cupe, interferenze vocali oppure punteggiature glitch resta comunque in primo piano la brillantezza delle melodie pianistiche. Espressioni pop che conservano un evidente spessore classico e la speciale capacità di rinnovare con originalità il senso del minimalismo espressivo della musica tradizionale nipponica. Alla fine, l’impressione generale è quella di ascoltare un disco di pop elettronico, quando modus ed effetti sono strettamente collegati alla ricerca e al piano classico. Non sarebbe male incontrare altri artisti di estrazione accademica capaci di confrontarsi con la pop music con questo tipo di equilibrio e visione. Confronti del genere fanno bene al pop e alla classica e danno una lezione a tutti quegli sperimentatori che compiono salti mortali per complicare e offuscare l’espressività della loro musica, come se lo spessore artistico debba per forza suggerire malanimi, stranezze e inquietudini.

[settemeno]

Autore dell'articolo: Giuseppe Franza

cose che mi piacciono: cocacola, nietzsche pre-crepuscolo degli idoli, sonic youth, goleador (alla cocacola), céline, mario bava, controriforma, hegel, le anime morte, penne staedtler permanent, giambattista basile, segnalazioni cinematografiche del centro cattolico, the stooges...

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