Wilco – Schmilco (Anti, 2016)

schmilcoLa copertina, firmata dal fumettista post-surrealista Joan Cornellà, coglie (o traduce) benissimo il contenuto musicale del disco: riflette insomma quella leggerezza forzatamente critica e conflittuale che da sempre c’entra con le melodie dei Wilco, quella malinconia satura e sistematica, quasi ogni volta organizzata su sottrazioni e idee minime esasperate, che Tweedy continua a cantare con un mezzo sorriso. Canzoni di tristezze e d’intimità, dunque di contraddittori e oscuri sentimenti, che vengono compressi a forza in una libertà espressiva morbida ma artificiale (una plastificata ironia, carina e toccante fino all’antipatia), perché troppo prevedibile e impostata.

I nuovi brani dei Wilco, tutti più o meno fedeli all’estetica indie-folk americana e al recupero dell’antico verbo alt-country, appaiono formalmente semplici e centrati (con arrangiamenti puliti, voce in primo piano, tanta cura melodica), ma non sempre incisivi. Soprattutto si nota una certa stanchezza tonale e morale, sin dalla scelta della veste acustica e dello sforzo di normalizzazione produttiva.

Funzionano giusto un paio di canzoni: “Quarters”, che procede secondo una buona intuizione ritmica e con un umore più storto e propositivo, e poi l’iniziale e delicata “Normal American Kids” (Dylan più interferenze bluesy in sottofondo), dove senso di nostalgia e aspettativa si legano a un’ispirata narrazione post-folk. Al limite, possono dirsi tollerabili anche la mesta “Happiness” e il pop-rock anni ’60 di “Locator”. Tutti gli altri episodi servono a fare numero e occupare spazio. Oltre il limite, quindi, c’è solo una palla, che sta per sgonfiarsi o già bucata. Ecco il punto.

Il livello di ispirazione e bellezza è quello incerto e incidentale del precedente “Star Wars”, anche se non c’è nemmeno l’ombra della forza e del dinamismo che caratterizzarono il loro ritorno sulle scene (che puntava più sul ritmo e sul rumore). E a questo punto bisogna gettare la maschera: i Wilco erano un gran bel gruppo, ma ormai non hanno più niente da dire.

[cinquemeno]

Autore dell'articolo: Giuseppe Franza

cose che mi piacciono: cocacola, nietzsche pre-crepuscolo degli idoli, sonic youth, goleador (alla cocacola), céline, mario bava, controriforma, hegel, le anime morte, penne staedtler permanent, giambattista basile, segnalazioni cinematografiche del centro cattolico, the stooges...

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