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White Hills – So You Are… So You’ll Be (Thrill Jockey, 2013)

White Hills - So You Are... So You'll Be (Thrill Jockey, 2013)“So You Are… So You’ll Be” è il settimo album di studio dei White Hills, band space psych rock scoperta da Julian Cope all’inizio del 2000. Il disco è stato registrato con Martin Bisi, collaboratore storico di Sonic Youth, Swans e Brian Eno. Il gruppo nasce a New York dalla mente di Dave Weinberg (chitarra e voce) e più tardi dalla collaborazione dell’altro membro effettivo, la bassista Ego Sensation. Si alternano negli anni vari batteristi e vengono registrati parecchi album di rock feroce e schizoide, tra Neu!, Can, Spacemen 3, Oneida, Stooges e Hawkwind. Siamo dunque dalle parti di uno space grezzo ed aggressivo, al limite del lo-fi, ricco di sfumature avant e psichedelia krauta. L’ultimo disco, una specie di concept in due parti (la prima parte dedicata al “così sei”, all’analisi delle miserie dell’uomo nella contemporaneità, la seconda parte dedicata al “così sarai”, come liberazione della coscienza e delle forze vitali) cerca di mettere ordine, per quanto è possibile, nel marasma di idee della band. Diciamolo subito. La formula è la stessa da quasi dieci anni e già all’epoca del primo cd “They’ve Got Blood Like We’ve Got Blood” i White Hills non riuscivano certo a brillare per originalità, tranne per il fatto di saper mischiare con irruenza e libertà intuizioni anni ’60 e ’70. Il nuovo album usa il disordine per chiarire che un ordine, in fondo in fondo, c’è… Il suono ricrea in alcuni brani una certa atmosfera grunge senza rinunciare alle atmosfere psichedeliche e alle cavalcate kraut-rock. Bei riff hard garage innanzitutto, ambient malsana e ricerche pseudo-droniche ad appesantire la proposta.

Tra i brani spiccano il rock anfetaminico e sbracato di “In Your Room”, il motorik-grunge di “Forever in The Space”, la tentacolare title track e il delirio spaziale krauto di “Mist (Winter)”… I White Hills tengono a freno le sperimentazioni più devianti e si concentrano sulla forza, sull’essenzialità. Non è il loro album migliore, forse solo il più maturo, il più furbo. Una strizzata d’occhio al mondo indie orfano di band veramente sporche e trascinanti al di là della mariera di Ty Segall e soci. Per sentire quanto sappiano suonare alieni consigliamo di tornare qualche anno indietro, fino al disco omonimo del 2010 o ad “H-p1” del 2011. Si parla così tanto di loro solo adesso perché i tempi sono maturi… Gli anni passati a rivitalizzare in chiave hard lo space rock stanno finalmente pagando. C’è poi la questione mediatica. I White Hills compaiono nella pellicola di Jim Jarmusch, Only Lovers Left Alive, e questo, probabilmente, li fa sembrare molto più interessanti a un sacco di gente…

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