Ufomammut – Oro: Opus Primum (Neurot Recordings, 2012)
L’orgoglio del rock italiano può fondarsi su pochissimi nomi. Tra questi ci sono gli Ufomammut che in campo doom sono davvero tra le più interessati formazioni da ascoltare dal vivo. Una band di caratura internazionale. Infatti registrano per l’etichetta dei Neuroris, la Neurot Recordings.
Con il loro vecchio disco “Eve”, Poia, Urlo e Vita ci avevano stupiti e incantati producendo suoni maturi, ambiziosi e mantrici. Ma nonostante il successo (naturalmente non commerciale) la ricerca sonora della band di Tortona continua. Il loro nuovo concept album “Oro”, come il metallo e come “io prego” nella prima persona presente del verbo latino, è un doppio. Un disco esce in questi giorni (“Oro – Opus Primum”), il secondo uscirà in autunno, ma è da considerarsi un tutt’uno, sezionato in due capitoli per non spaventare e sovraccaricare gli ascoltatori con troppa roba. Una scelta di moderazione. Diceva Confucio che bisogna essere moderati pure nella moderazione. Un giorno uno stronzo andò ad annoiarlo chiedendogli “maestro, ma è vero che prima di fare qualcosa devo pensarci tre volte?”. Confucio gli rispose: “Due volte è abbastanza”. Ci vuole moderazione appunto, pure nell’heavy sludge psych doom.
Ed è ciò che gli Ufomammut fanno in questo disco. Agiscono intelligente controllo sul loro suono, contaminando con una psichedelia sempre più pinkfloydiana i loro riff mastodontici, mitigando la magniloquenza e la lentezza delle loro avventure stoner attraverso una sperimentazione ben ancorata alla classicità del genere. La lunga introduzione di “Empireum” è un viaggio ondoso che cresce con lentezza biblica, fino a sommergerci di distorsioni, droni e synth allucinati. Puro stoner in “Aureum”, molto vicino alla “Jerusalem” degli Sleep. Più spaziale il discorso di “Magikon”. Luce e ombra, vuoti e pieni, dirigono il contenuto manicheo del disco, composto da cinque tracce, che non sembra mai avere cali di ispirazione o estetici.
La potenza esecutiva raggiunge picchi enormi ma non conclude il discorso artistico del gruppo, che sa essere concettuale e atmosferico. Ottima la produzione. Buoni gli arrangiamenti. La batteria soprattutto produce un suono incredibile. Da studiare, perché sì pesante e distruttiva ma anche concentrata e a fuoco. Sempre per il discorso della moderazione…













































Pingback: Ufomammut - Oro: Opus Alter, recensione | Music Addiction