The KVB – Of Desire (Invada Records, 2016)

Roma, 2016. Città chiusa. Schiava, esausta di vivere, senza stimoli, indifferente a qualsiasi novità. Almeno per come la vedo io. Quando per strada rimbomba musica trap all’italiana. Musica da pubblicità. Quando lo smog cala dal cielo e copre i marmi delle chiese con un riflesso cupo, mortifero, che non riesce più neppure a emanare un fluido di decadenza. La gente mi appare sconfitta. O ingiustificatamente svagata. Ci colori che diradano nel grigio. Poi nel nero del bianco e nero. Sembra di vivere in una copertina di un disco mai pubblicato dei Joy Division.

Pur non amando l’idea di assecondare il vago stato di significato suggerito dall’ambiente, mi lascio prendere dalla stupida voglia di ascoltare in cuffia musica adatta alle circostanze. Scelgo “Of Desire”, quinto album di studio dei The KVB. Duo londinese. Roba cold wave influenzata dall’estetica post-punk, dallo shoegaze, il krautrock e la visual art. Mai visti dal visti. Ma dicono che i loro concerti siano una bella esperienza. Mi pare di ricordare che le loro incisioni coeve puntavano di più sul rumore e sull’estetica psichedelica, mentre ora il suono, soprattutto per quanto riguarda la dinamica e la ritmica, si fa più opportunamente gelido, squadrato e spiritualmente preciso. Dentro ci trovo un sacco di suoni affascinanti. Synth analogici. Probabilmente suggeriti da Geoff Barrow, che è il titolare dell’etichetta che li produce e colui che li ospita nei suoi studi per l’incisione. Ogni tanto la musica parte per la tangente e torna alla liquidità malsana che sa di alluvione acida. E in piccole dosi non è detto che sia un male. C’è studio timbrico e c’è ricerca per la costruzione d’atmosfera. Atmosfera dark, s’intende, da techno minimale, ma che ama confrontarsi con il glam e con le contraddizioni della storia alternative (qualche chitarra distorta, un po’ di bedroom noise…). Poi si sente tanta, troppa influenza industriale tedesca, ma poco a fuoco, o comunque inconciliabile con il mio stato d’animo.

Boh, per come sono messo in questo momento, l’espressione stato d’animo suona proprio fuori luogo. E il luogo sembra fuori dal tempo. Anche i The KVB sono fuori dal tempo. Come tutti. Ma va bene. Va sempre bene.

[seiemezzo]

Autore dell'articolo: Giuseppe Franza

cose che mi piacciono: cocacola, nietzsche pre-crepuscolo degli idoli, sonic youth, goleador (alla cocacola), céline, mario bava, controriforma, hegel, le anime morte, penne staedtler permanent, giambattista basile, segnalazioni cinematografiche del centro cattolico, the stooges...

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