Spiritualized – Sweet Heart Sweet Light (Double Six – Domino, 2012)
Pubblicare un singolo di otto minuti e passa non è da tutti, ma è sicuramente da Jason Pierce che dai tempi degli Spacemen 3, passando per il capolavoro “Let It Come Down”, ci ha abituati a strategie ingegnose ed estatiche di folgorante purezza rock.
“Sweet Heart Sweet Light” non è affatto un capolavoro, né il disco migliore degli Spiritualized ma è di certo un discreto lavoro, capace di fotografare al meglio qualità e peculiarità della poetica del musicista. Questo traguardo è raggiunto soprattutto quando J Spaceman Pierce si lascia completamente accarezzare dalla freschezza pop (nel modo tutto suo di intendere il “pop”), migliorando e ammorbidendo la solita sinfonia spaziale attraverso “good vibrations” che suonano vere e genuine. Si dice che Pierce non abbia assunto droghe nè bevuto un goccio d’alcool durante la composizione e la registrazione del disco… gravi problemi di fegato, che quasi lo accoppavano. Ma la psichedelia continua a celarsi dietro i sapienti veli orchestrali di matrice epica, gospel o beatlesiana.
Si comincia con la delicatissima intro “Huh?”, un dolce concertino per archi e chitarra arpeggiata. Si parlava del singolo di quasi nove minuti, “Hey Jane”, ed è proprio questa la canzone migliore dell’album: una bella cavalcata rock, a tratti rumorosa, poi splendidamente pop ed evocativa. Essenziale e maestosa al tempo stesso. La lunga e lamentosa “Get What You Deserve” è fenomeno della tipica pervasività degli arrangiamenti creati dal compositore e cantante. In “Little Girl” si compie quello che il Brit Pop storico non è più riuscito a produrre, una fragile ballata di Pop-Rock sinfonico con un ritornello arioso e semplice semplice. Riuscita anche l’esplosione space rock di “Headin’ For Top Now”, sempre sugli otto minuti: accordi di pianoforte e chitarra noise si trasformano in un martellante gioco velevettiano, cantato con noia e malinconia. Ben convenzionata anche la cantilena di lo-fi acido intitolata “I Am What I Am”. Carino il krautrock idiota di “Mary”. Ottimo il finale della piccola e lirica sinfonia “So Long You Preatty Thing”, cantata e scritta da Jason insieme alla figlia Poppy Spaceman… Per quanto riguarda le orchestrazioni c’è di tutto, a partire dagli archi delle Aniima ai cori gospel, dal trombone al banjo. Buono il lavoro percussivo di Kevin Bales. E naturalmente ci sono le solite e benedette divagazioni spaziali di Pierce alla chitarra. Questo ci basta per ritenerci soddisfatti.












































