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Soulwax – From Deewee (PIAS Recordings, 2017)

I fratelli Dewaele sono tornati, stavolta in salsa Soulwax. Non che ci sia mai stato un momento di effettivo silenzio, intendiamoci: tra djset, remix e mashup, i Dewaele hanno continuato a lavorare e diverirsi senza sosta, soprattutto sotto la sigla 2manydjs. I loro fan possono addirittura seguirli quotidianiamente tramite RadioSoulwax, il canale presente sul sito del duo belga, dove condividono infiniti mashup tramite cui è possibile conoscere tante perle del passato mischiate con genialità e irriverenza a beat e melodie tratte dalle ultime tendenze.

I Dewaele sono ingegni multiformi, non sempre costanti, ma comunque mai paghi e pigri: l’apice di questo atteggiamento, nel bene e nel male, è stato probabilmente raggiunto con “Belgica”, la colonna sonora dell’omonimo film del 2016 curata dai Soulwax… Piccolo dettaglio: la compilation è stata pensata, scritta e suonata esclusivamente dai Soulwax, anche se i credits citano una quindicina di nomi diversi e le musiche sembrano far pensare a periodi, stili e sensibilità alterne.

A inizio febbraio, ai Dewaele è evidentemente venuta voglia di far ascoltare un po’ di materiale targato Soulwax, ed ecco bello e pronto un nuovo album. E visto che, come recita il motto, il weekend non muore mai (“Part of the weekend never dies”), “From Deewee” è uscito proprio di venerdì.

Il titolo dell’album sembra rimandare a una dedica, a una gentile concessione, diciamo a un regalo proveniente da qualche altro mondo che immaginiamo lontano. È più o meno così: il disco è il frutto di un’unica session di una cinquantina di minuti che ha avuto luogo il sette febbraio presso lo studio di registrazione del duo in Belgio.

La copertina, così come le prime note del disco, non lasciano spazio ad alcun dubbio: i Soulwax hanno messo in cantina le chitarre che avevano animato praticamente quasi tutti i loro lavori fino a “Nite Versions” per concentrarsi su una nuova idea di elettronica, tanto ardita quanto naturale. Quasi un tentativo progressivo, dondolante come al solito tra prospettive di ricerca retrofuturistica (ci sono molti synth d’epoca, tre batterie acustiche suonate una sull’altra tipo James Brown e tanti riferimenti postmoderni a generi opposti) e un ideale dance caratterizzato da un sound energetico ed edonistico di grande slancio commerciale. Facile individuare forti richiami ai Depeche Mode (“My Tired Eyes”), sebbene il rimando più forte in ogni traccia dell’album resti vincolato ai Kraftwerk (se proprio volete prove schiaccianti dell’evidenza, potete soffermarvi sulle tracce “Present Tense” e “Condition of a Shared Belief”). E non c’è da stupirsi, i Kraftwerk sono un gruppo quasi onnipresente nei mashup firmati 2manydjs…

Va a finire che l’album suoni fresco e potente, e anche meno approssimativo rispetto ai prodotti coevi. Un risultato così fortunato è dovuto anche all’ausilio dei musicisti d’eccezione che hanno partecipato alla session calandosi perfettamente nello spirito dell’evento: Stefaan Van Leuven; Victoria Smith; Igor Cavalera, Laima Leyton e Blake Davies… Li cito a uno a uno, perché è proprio grazie a questi strumentisti se i Soulwax sono riusciti a sintetizzare un suono qualitativamente rispettabile e originale, impossibile da ottenere suonando elettronica puramente digitale, cioè campionando pattern scollegati o modificando suoni già preimpostati davanti a un computer. Nel disco, senza difficoltà, potrete distinguere i toni e le diverse intensità di strumenti veri e fortemente caratterizzati: Meazzi Wooding e Staccato drumkit; rototom; Macbeth M5n; Oberheim Two-Voice Pro; Two Thousand Six Hundred; Oberheim OB-Mx; Arp Odyssey; Mellotron M4000D; Sequential Prophet 6; Waldorf Streichfett; bassi Hofner ed effettistica varia.

I Soulwax hanno saputo fare centro mirando più in alto del solito, e con loro tutti gli strumentisti che hanno partecipato al gioco, anche quelli che con il genere poco hanno da spartire (tipo Cavalera). E così, in quattro e quattro otto, i fratelli Deawele hanno creato un album ricco di spunti e brioso, in cui l’approccio all’elettronica si confronta con una configurazione che sicuramente appartiene a un passato neanche troppo lontano, per certi versi, ma già messo da parte dalla recente smania hi-tech. Tutto ciò senza mai scadere in scimmiottamenti e soluzioni cafone. Il duo è riuscito a proporre una propria interpretazione di un’epoca, un’interpretazione che funziona e si lascia ascoltare e riascoltare.

[sette]

 

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