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Slowdive – s/t (Dead Oceans, 2017)

Quasi tutti i protagonisti della scena shoegaze sono tornati a fare musica, sospinti o costretti dalla riscoperata critica del genere negli anni Dieci del Duemila. Quasi in ogni caso, le band coinvolte sono riuscite a produrre o riprodurre canzoni decenti, album più o meno ispirati e funzionali. Quasi sempre si è rimasti fedeli all’estetica di riferimento. Quasi come se lo shoegaze possa davvero essere considerato un sistema espressivo musicale strutturato. Un sacco di quasi. Quasi spontanei.

Gli Slowdive hanno pubblicato un disco eponimo, dopo ventidue anni. Esitante, estraniante, immateriale, sospeso, sfocato, nuvoloso, trasognante, romantico e sensibilmente inconsapevole, proprio come ci si immagina debba suonare un album shoegaze. Ci sono quattro brani abbastanza affascinanti: l’eterea e dialogica intro di “Slomo”, la psichedelia gassosa e a cascata di “Star Roving”, il dream-pop sospirante di “No Longer Making Time” e la ballata pianistica conclusiva “Falling Ashes”. Le altre quattro tracce, invece, imitano malamente l’ingenuità e la svogliata irruenza della gioventù, se non estinta di sicuro avvizzita, come capita a tutte le cose lasciate in cantina per più di vent’anni, con evidente pateticità e un po’ di volgare furbizia. I quarantacinque minuti complessivi del disco contengono dunque almeno venti minuti di noia assoluta, una musica che imita la liquida elettricità di “Just for a Day” con una produzione migliore e volumi meno sballati.

I musicisti dimostrano la capacità creativa e il gusto adatto per inventarsi una nuova forma, più adeguata alla contingenza esistenziale e al grado di partecipazione mentale possibile (oltre le timide prove alternative folk e dream-country dei Mojave 3 e le commistioni electro-shoegaze-rock dei Monster Movie), qualcosa che è più vicino al collage rock e alla neo-psichedelia che allo shoegaze storico, ma sanno che i festival estivi cercano altra roba, ovvero quella relativa a un passato pieno di nostalgia e irrisolto da riattualizzare con mistero e celebrazione di un mito minore. Quindi rifanno con calcolo quello che facevano ingenuamente a diciotto diciannove anni. E quasi si illudono e ci illudono di muoversi all’interno del campo dell’arte.

[seimenomeno]

 

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