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Rammstein – Paris (Universal, 2017)

Rammstein - “Paris” (Universal, 2017)Un altro doppio live (colonna sonora del film/documentario omonimo, disponibile anche in versione DVD) per i tedeschi Rammstein, dopo il precedente “In Amerika” del 2015. Purtroppo per quel che riguarda nuovi brani ancora nulla di nuovo sotto il sole dal 2009 (con “Liebe Ist Für Alle Da” per ora l’ultimo album studio della band) e anche a livello di novità in generale, diciamo che siamo un po’ scarsi. Non che sia un brutto live, assolutamente, soprattutto la versione video (consigliatissima per i fan, con la regia di Jonas Åkerlund, addirittura superiore al già bel DVD del suddetto “In Amerika”), è spettacolare, ma vorremmo sentire qualche nuovo brano dopo quasi dieci anni.

Per chi ha già ascoltato il precedente doppio live, quindi, sembrerà di ascoltare poco più di una replica, a parte l’ordine della scaletta (lì molto concentrata sull’ultimo album, qui più varia come in un greatest hits) e qualche differenza qui e là, siamo di fronte a un live fatto a troppo poco tempo di distanza per offrire qualcosa di sostanzialmente nuovo. E ci dispiace, perché i Rammstein sono una band che dal vivo dà veramente il meglio di sé, anche se non hanno mai brillato in quanto a sperimentazione (i vari album non sono poi così diversi l’uno dall’altro, se non in qualche cosa, ma va bene così perché parliamo di un progetto molto preciso e definito, non c’è voglia di allontanarsi troppo dall’idea di base). In generale però, un live avvolgente, che ci fa sentire veramente “dentro”, come dovrebbe succedere in ogni live, con tutti i cori del pubblico, le esplosioni e gli effetti speciali (che non mancano mai, ovviamente), un po’ come accadeva nello storico “Alive!” dei Kiss.

Il quintetto è preciso, chirurgico, e tranne qualche differenza o errore da parte del cantante, sembra di ascoltare le versioni in studio per quanto sono perfettamente eseguite. In fondo, la band ha sempre dimostrato di essere formata da cinque strumentisti professionali e attenti. Il vocione di Tilde Lindemann tiene banco declamando i testi, più come un attore che come un cantante, come sempre. Chi però dimostra di essere veramente il cuore della band sono i musicisti, che non sbagliano un colpo, e martellano l’ascoltatore dall’inizio alla fine (tranne nei momenti soft, come è giusto che sia). La sensazione è quella di una fabbrica metallurgica che suona tramite i rumori della macchine, con i forti suoni di metallo, esplosioni, fuoco, catene, ingranaggi, in maniera perfetta come un meccanismo perfettamente tarato.

La fortissima esperienza di un live del genere potrebbe lasciare sconvolti i non avvezzi, ma ai fan sembrerà soltanto l’ennesima prova di quello che è già da tempo uno dei grandi gruppi metal live degli ultimi vent’anni. Spiace solo (per chi ha ascoltato il precedente live) per quella sensazione, mi ripeto, di già visto, di replica. Come andare per due volte a vedere un live durante lo stesso tour e capire che i musicisti recitano sempre lo stesso freddo copione… Certo, è diverso, ma c’è tanto di simile, non c’è ancora tempo per novità e differenze sostanziali.

[seimeno]

 

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