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Radio Moscow – Magical Dirt (Alive Naturalsound, 2014)

Radio Moscow - Magical Dirt (Alive Naturalsound, 2014)Dieci tracce dedicate alla coscienza critica e innamorata dell’hard rock anni ’70, consacrate a quella ragnatela di riferimenti e coordinate che i più critici si ostinano a chiamare retro-rock. Qui potrebbe concludersi con profitto la recensione di “Magical Dirt” e, in un sol colpo, fare contenti sia i fan che gli avversari della band. Ma allora che senso ha parlare di un disco? Bisogna, almeno in teoria, aprirsi alla criticità positiva e all’ipotetica recettività estetica di chi legge, per provare ad approfondire la questione con argomentazioni che non si fermino alla sterile descrizione della forma, ma sappiano spiegare il senso e le qualità in gioco. Se poi qualcuno, già in partenza, ha il suo giudizio in merito non spetta a noi confutarlo.

Tutti quelli che giudicano prevedibile o poco interessante un disco in base al genere di riferimento vivono nel limite pretestuoso dell’arroganza e sono spesso più reazionari della reazione accusata. Paradossalmente, la musica dei Radio Moscow non ha vincoli né limiti. In “Magical Dirt” non c’è traccia di inutili commistioni anacronistiche, fanatismi vintage o esasperazioni estetiche e non si apre neppure lo spazio per possibili forzature pop, come è successo nel caso dei The Black Keys. Tutto ruota intorno al blues e alla psichedelia, e alla forma storica e stilistica più adatta alla loro combinazione. Anche i Radio Moscow avrebbero potuto buttarsi sull’occulto, sul recupero del primissimo heavy metal o sul folk psichedelico e trasformarsi in una band aggiornata, figa, in linea cioè con le categorie relative e concettose di artisticità promosse dal mondo indie e dall’alt-rock. Fortunatamente se ne sono fregati e hanno preferito restare fedeli a se stessi, alla propria idea di musica elettrica. E, quasi sicuramente, proprio questo li renderà immediatamente e irrimediabilmente reazionari, inutili, agli occhi (e alle orecchie) di tantissimi censori del suono contemporaneo. Si dirà che la band dell’Iowa è ferma allo stesso punto da dieci anni e invischiata in territori pericolosamente autoreferenziali… Si parlerà di reduci, dinosauri e cose del genere.

I Radio Moscow sono un gruppo di rockers proletari, capelloni fissati con il rock potente e le droghe leggere. Magari sono un po’ più campagnoli e spavaldi del tollerabile, e la loro coerenza ottusa e felice potrebbe apparire retrograda. Ciò che conta, però, è l’intensità raggiunta, non i modi, né gli ideali poetici iniziali. Vale il suono, reggono i riff e i suoni,guidati da un songwriter esperto e scafato come Parker Griggs. Un artista che sa spogliarsi, senza alcuna penosa pantomima ideologica, di pregiudizi e apriorismi estetici senza senso e reale motivazione. Al gruppo piace il blues e il rock veloce. E in base a questi due elementi archetipici riesce ancora a creare ottime canzoni psichedeliche che sanno parlare, con felicità, di dolore.

“Magical Dirt” è un disco di grandi assoli e riuscite atmosfere psych. Un nuovo capitolo dedicato al dialogo tra blues, funk, stoner e hard rock di scuola Blue Cheer (e dei più oscuri e spigolosi Ram Jam). Una musica che abbraccia o, per meglio dire, incatena e strega con un sound caldo e robusto, mai pago e scontato. Una cosa liturgica e lisergica, ma sempre nei limiti della decenza e della comprensibilità… Quasi tutti i pezzi sono riusciti e distintamente piacevoli. Dall’incipit “So Alone”, dove il boogie si mescola al funk e al nume Hendrix, fino ad arrivare alla trascinante e demoniaca “Death of a Queen”. Merita un accenno anche l’esplosione psichedelica intitolata “Before It Burns”, dove lo spazio si popola di fantasmi, cattive allucinazioni e tempeste molecolari. Lasciatevi catturare.

[sette]

 

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