Oneohtrix Point Never – Age of (Warp, 2018)

L’estate del 2018 si preannuncia fin dagli esordi stagione scialba, tristissima, confusa. E non c’entrano Salvini, Trump, il caldo, la pubblicità del cornetto algida e i mondiali in Russia senza l’Italia… Affacciandoci al depresso orizzonte di novità, percorso da venti di passioni stupidine e mode inoffensive, sale immediatamente un po’ d’angoscia. Musicalmente, il meglio dovrebbe offrilo il nuovo set di Oneohtrix Point Never: “Age of” con il suo astrattismo digitale che racconta la tragedia dell’alienazione contemporanea attraverso ritmi sparsi e multifunzionali, armonizzazioni imprevedibili in bilico tra neoclassicismo e industrial, electro opalescente e ipnotica costruita su synth dronici e arpeggi robotici, glitch di plastica e pattern di clavicembalo, flauto, percussioni tribali e cose che non si capisce che cosa sono.

La nuova elettronica è materia fluida da affidare a curatori di mostre d’arte contemporanea e a giovani vecchi con un’idea distorta di dance o di produzione sintetica. Le parti sono assemblate in modo da suscitare vertigini e disgusto, ma si smontano in corso d’opera e diventano tutt’altro: uno specchio in cui si riflette tutto ciò che ci circonda, ovvero un lento vortice di dati intangibili, apparenze e bugie. La creatività si finge fredda casualità, e la freddezza fa di tutto per imitare gli errori e le oscillazioni dell’analogico. Il vero per essere vero deve fingere di essere finto, se no non se ne esce. Il software simula sintomi da malinconia; l’essere umano modifica la propria voce e la propria apparenza per sembrare fatto di plastica. La musica deve quindi interpretare con serietà e aderenza la frustrazione di uno sforzo sempre vacuo, imitare la deriva di una rappresentazione che soverchia la realtà.

Oneihtrix Point Never si presenta come un sistematore del caos, un profeta di distopia, quindi un essere politico e morale che ci mostra cos’è che non va in tutto ciò che subiamo passivamente in quest’epoca di… Di cosa? Di sorrisi da posa, commenti superflui, informazioni senza formazione, diritti dimenticati e ceduti, dubbi smorzati, occhi rossi ed eccessi giustificati. “Age of” deve divertire e inquietare. Sia quando si muove dal barocco, sia quando si concede completamenente al sistema sintetico di glitch, note acutissime, percussioni da prima rivoluzione industriale, vocoder, respiri ed effettini irritanti di ultra-pop (come in “Babylon”).

Il ritmo è costruito con droni, interferenze di macchinari in crash, graffi e tamarrissimi clangori digitali. Il design sonoro è eclettico alla massima potenza, segue lo stile della massificazione e della trasvalutazione di tutti gli stili, sforzandosi di mascherare il cerebrale in puro sfogo di espressività: dentro questa musica c’è la trance e c’è l’ambient, c’è la new age e c’è il nu-soul, c’è il pop becero e Luciano Berio. Qualcuno ha detto che questa roba di Lopatin assomiglierebbe al bebop tradotto in termini elettronici. Secondo me è invece prog spocchioso ridotto a contrasti tra rumori e complesse prospettive di paesaggi sonori. Le tastiere di James Blake e Kelsey Lu, le voci di Anohni e Prurient, le note di koto e di clavicembalo e tutte le altre cose simil-umane servono a caratterizzare il senso di un’opera assai lavorata ma povera di bellezza. Il produttore ha il bisogno di note chiare, di voci e melodie cafoncelle (“Black Snow”), di campioni famosi ed epici (in “myriad.industries” c’è lo Strauss iperinflazionato dello Zarathustra) e di altre trame riconoscibili. Le nasconde bene, ma ci sono. E questo vuol dire che la sua arte, che gioca col posticcio per criticarlo, è più sinceramente posticcia di quanto vorrebbe far credere.

Se è questo il meglio che la cultura musicale può offrirci in termini di sperimentazione e tensione poetica, bisogna arrendersi alla delusione.

[seipiù]

Autore dell'articolo: Giuseppe Franza

cose che mi piacciono: cocacola, nietzsche pre-crepuscolo degli idoli, sonic youth, goleador (alla cocacola), céline, mario bava, controriforma, hegel, le anime morte, penne staedtler permanent, giambattista basile, segnalazioni cinematografiche del centro cattolico, the stooges...

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