No Age – Snares Like a Haircut (Drag City, 2017)

Sempre una questione di punti di vista e di esigenze. C’è chi ha bisogno di gentilezza e chi preferisce messaggi chiari, spicci, immediati. I non iniziati al sottogenere dreamy si annoiano soltanto a pensare a cose come lo shoegaze, la ricerca pop minimal-psichedelica e il noise d’atmosfera… Si è visto che a vivacizzare la situazione non bastano le melodie adolescenziali, le allegre nostalgie o le buone e naturali vibrazioni californiane. Ci vuole un pochino di sfrontatezza punk. E i No Age fanno proprio questo: aggiungono un goccio di punk-rock alla solita melassa dreamy e noise-pop. E tanto basta a salvare tutto il senso dell’operazione. Potrebbero essere uno dei tanti incensiti gruppetti noise-dream-pop che ammorbano il panorama alternative contemporaneo, ma questi No Age hanno la faccia tosta di credersi un duo grunge e di chiamare in causa quando meno te lo aspetti i Ramones, i Television, gli Hüsker Dü o gli Skin Yard.

In questo nuovo disco, che si chiama “Snares Like a Haircut”, ci sono due tracce di ottima fattura: la strana sintesi mybloodyvalentiniana tra Ramones e  Sonic Youth intitolata “Drippy” e la rumorosa ricostruzione glam-punk di “Tidal”. Nelle altre canzoni, in quasi tutti i passaggi e dietro ogni idea, domina quel leggerissimo e sfumato sentimento annichilente di malinconia e arresa dolcezza. Anche quando le chitarre si fanno più sfrontate o screziate e i refrain rischiano la dissonanza o il contrasto, persino quando pare di riascoltare l’elettricità negativa del vecchio noise-rock, la cosa dei No Age si risolve in senso neo-psichedelico e shoegaze, ossia nella vaporizzazione e nella gioia interrotta dell’allucinazione. Il problema, dicevamo, concerne le esigenze. E se l’esigenza non c’è per nulla o è solo simulata, diventa difficile suggerire una qualsiasi motivata direzione. I No Age si agitano, provocano il frastuono, con i riff e i tempi giusti, ma c’è che il rumore non può essere più declinato come sottofondo pacificatore o gentile atmosfera. Il tentativo poteva sembrare, trent’anni fa, interessante… ma oggi non è neppure più un tentativo. E così, anche la sintesi più coraggiosa e varia dei No Age ha perso di forza e di senso. Anche i due californiani si sono adattati all’andazzo, refrattario, timido e per forza positivo della poetica dreamy. Il grunge, il punk, il noise-rock, sono appunto, solo sogni, robette inconsistenti, sia nella dichiarazione di tristezza, nello sfogo di noia, che nella consapevole disperazione che si suole richiamare.

Non c’è età e non c’è forma. Ascolti il disco e dopo due minuti non ne hai più alcun ricordo. Hai affraversato una nuvola che minacciava tempesta, ma che si è rivelata soffice e candida, come nei cartoni animati.

[sei]

Autore dell'articolo: Francesco Munista

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