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Ninos Du Brasil – Vida Eterna (Hospital Productions/La Tempesta, 2017)

La ricerca etno-esoterica dei Ninos Du Brasil si confronta con il fenomeno del vampirismo, inteso come comportamento naturale, ossia tecnica di sopravvivenza, come simbolo culturale o disturbo psicologico. La questione è quella famosa e sempre evocativa del succhiare sangue altrui per ricavare nutrimento vitale o spirituale: lo fanno le zanzare, certi pipistrelli, le iene, i mostri della letteratura gotica, i deviati, gli infami e pure molti sfruttatori. Insomma almeno il 40% della popolazione animale (umani compresi) sa vivere o può vivere solo così.

La musica si concentra allora in territori parecchio tenebrosi, su vibrazioni arcane, perdendosi nella penombra dell’esistenza, passando dal caos organico al gelo inorganico, attraverso ritmi tropicali, neo-tribalismi (“Algo Ou Alguém Entre As Árvores”), beat tech-house, effetti rave, prospettive industrial, percussioni batucada, jungle, brani pseudo trance accelerazionisti (“Condenado Por Un Idioma Desconhecido”), minimalismo electro-horror (“O Som De Ossos”) e palpitazioni dark (“A Magia Do Rei II”).

Le texture ritmiche ricalcano il volo degli insetti, il battito del cuore infartuato, l’esplosione della pressione sanguigna e l’isterismo cognitivo. Il metodo è sintetico, il fondamento estetico è umanistico. L’industriale è un fine storico, una intenzione poetica adatta alla sinfonica notturna e alla felice conclusione di un rito d’esorcismo. Le strutture innaturali mimano la vita della non-vita e le voci umane si spersonalizzano e si nascondono nella calma apparente della notte (come nella finale “Vagalumes Piralampos”, con il prezioso featurig carioca di Arto Lindsay). C’è spazio anche per il noise e per l’astrazione colta, ma su tutto domina una volontà di immedesimazione, di trasformazione e mimesi: il duo formato da Nico Vascellari e Nicolò Fortuni ricavano energia psichica e vitalità dalla negazione della vita, dall’annichilimento e dalla contemplazione delle tenebre… si comportano da mistici, da santi, da vampiri. Non ricavano ritmi inauditi o effetti realmente orrorifici, ma sfruttano al meglio l’intuizione di digitalizzare e modernizzare l’antropofagismo in vampirismo.

[settemeno]

 

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