Neil Young & Crazy Horse – Americana (Warner, 2012)
Neil Young rien
tra in sala con i Crazy Horse e si mette a rifare i super-classici del Folk e le più importanti protest-song del patrimonio (direttamente o indirettamente) americano. Il risultato è una jam session viva e pulsante di storia, classe, autenticità ed energia. Folk, Blues, Doo Wop, accenni di Country alternativo, purezza Garage-Rock, qualche interferenza elettrica e poi quella “God Save The Queen” (una volta era pure l’inno delle colonie americane) che trattata da Young è un piccolo evento.
Tutt’intorno brillano versioni ipnotiche e polverose di “Oh Susannah” (trasformata in un lamento younghiano), “Clementine”, “Gallows Pole”, e “Travel On”. Ci vuole un’antitetanica per ascoltare la lunga e rugginosa versione di “Tom Dula” e un rosario per accompagnare il lamento spiritual di “Jesus’ Chariot”. Bellissima “She’ll Be Comin’Round The Mountain”. Meno riuscita la rielaborazione del classico “This Land is Your Land” di Woody Guthie, fatta insieme a Stephen Stills e Pegi Young…
Il titolo della raccolta insomma dice tutto: si parla di tradizione americana e del multiforme insieme delle origini che hanno fatto questa cultura… dal Blues pre-war a Neil Young, appunto. In un periodo in cui tutti si atteggiano a difensori delle radici e amanti del Folk, Neil Young poteva e doveva ribadire la sua. Diciamocelo, è uno dei pochi che può veramente permetterselo… rimanendo se stesso. Anzi, accompagnato dalla Crazy Horse è proprio il Neil Young aureo. Divertente poi la copertina, dove Young e soci (periodo anni ’70) si mimetizzano tra Geronimo e suggestioni Western. Un ottimo florilegio.












































