Mien – s/t (Rocket Recordings, 2018)

Un disco inciso e pubblicato nel 2018, pur automarchiandosi con l’abusatissimo sigillo di “psichedelia”, non cede ad alcuna possibilità di equivoco concettuale. Nessuno, neanche il più stonato degli stonati, pensa di dover ancora affrontare musichette sorridenti, presuntuose ed estasiate, cioè forme rinnovate di psichedelia storica, sessantottina, trasognante e un po’ sudata, grondante di ideali ingenui e forzatamente controculturali. La psichedelia, da una decina d’anni a questa parte, è roba scura, sudicia, deviata, ossessiva e negativamente esoterica. Niente valori utopistici, colori splendenti e altre scemenze del genere… Il senso felicemente distratto del tempo impone sguardi critici. Diciamo pure prevenuti, corrotti e annoiati. Giudizi negativi a priori su tuttò ciò che è riferibile all’assolutismo sentimentale, alla speranza e alla fede. I Mien, che sono una band messa su da gente dei The Black Angels, The Horrors, Elephant Stone ed Earlies, conoscono benissimo le vie precarie e autoindulgenti di questo nuovo modello di psichedelia in putrefazione e se ne fanno maestri cerimonieri già al primo album.

Il disco si allaccia quindi all’estetica psych-drone-ancestrale della Rocket Recordings (l’etichetta per cui esce il lavoro) ma arricchisce l’offerta con schizzi acidi di wave, elettronica krauta, poliritmie esotiche, inceppamenti dub, contrapposizioni cromatiche tra toni industrial gotici e di impiastro chimico trance, con parti di ambient cabaretvoltaireiano, passaggi di glam caotico e guasto e di post-rock lunare all’idrocarburo. Il sogno di un incubo. La marcescente sinderesi di una contraddizione senza soluzioni.

L’effetto inseguito, raggiunto e offerto dai dieci brani dell’album è quasi sempre ipnotico e sofferente. Quasi sempre ammaliante, e il top arriva con la traccia numero tre: “(I’m Tired of) Western Shouting“. In qualche caso l’elettronica mette totalmente in ombra l’impalcatura fondamentale del rock, la prospettiva diventa interiore, e invece di espandersi si riduce, ripiega, in un’ossessione, un timore, uno scrupolo. A conferma che la psichedelia ormai non è più neppure un atteggiamento nostalgico o evocativo di superamento di limiti percettivi, ma solo una posa storta e scomoda da cui provare a manipolare le cose solite, che un tempo erano strane, e che oggi sono linguaggi già codificati, morti e dimenticati, da accartocciare, strappare e bruciare. Come coriandoli di cenere. Sospetti urticanti e compiaciuti.

[setteemezzo]

Autore dell'articolo: Giuseppe Franza

cose che mi piacciono: cocacola, nietzsche pre-crepuscolo degli idoli, sonic youth, goleador (alla cocacola), céline, mario bava, controriforma, hegel, le anime morte, penne staedtler permanent, giambattista basile, segnalazioni cinematografiche del centro cattolico, the stooges...

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