Masoko – Le Vostre Speranze Non Saranno Deluse (Modern Life, 2012)
Dopo tre anni, tornano i Masoko, band romana composta da Davide De Leonardis, Alessandro La Padula, Simone Cirocchi e Ivana Calò. Il gruppo conferma il discorso aperto con l’ep “M” e il disco “Masokismo” del 2008-2009, riuscendo però a mostrare una maturità inedita: la musica gira ancora dalle parti di un brit pop contaminato da elettro-dance (volontariamente) poco evoluta, atmosfere wave (ormai sempre più in dissolvenza) e autoironia generazionale, ma si avverte maggiore consapevolezza e più sicurezza soprattutto nel lavoro lirico (e forse un po’ di fiducia dopo il successo de I Cani). Il loro terzo album “Le Vostre Speranze non Saranno Deluse” esce per Modern Life ed è una collezione di brani dal forte appeal (a dispetto della copertina) estivo e di invettiva leggera. Una satira di costume che punge ma non si accanisce, giudica ma non condanna, raccontando più che piangendo delle frivolezze e delle preoccupazioni contemporanee e delle vecchie e nuove divise hipster.
Il primo brano “Il Futuro non è” gioca con dance metà ’80 e armonie à la Pulp, portando a casa il risultato. Le melodie appaiono più accattivanti e pensate rispetto al passato e, pur non riuscendo a emanciparsi dalla consueta ambiguità formale, che costringe i Masoko nel territorio di nessuno che sta tra indie e pop sputtanato, riescono a catturare e a ben supportare l’ironia dei testi. In “Buco Nella Testa” la melodia sembra rubata ai Cure degli inizi, in “Prima del Crollo” siamo ancora in contesto inglese, dalle parti dei Police. Bello il testo, forse il migliore dell’album. Un intelligente commento alla fifa da disastro economico che tutti sta trascinando in un baratro di vittimismo e immobilismo: “prima del crollo delle borse eri diversa… le sigarette non te le facevi da te”. “In Alto” procede coraggiosamente attraverso bassi da eurodance italiana convertiti al joydivisionesimo e frammenti proto-house da Studio 54. “Il Diavolo” è la parentesi acustica e cantautorale della raccolta. Liricamente il pezzo gira e non sfigurerebbe in un disco di Bugo. L’inno generazionale “Birra e Sigarette” trascina e coinvolge, muovendosi energico e ricco di citazioni wave. In “Oggetti” il basso disegna scenari più complessi, dove la musica riesce ad esplodere in un elettro-analogico davvero interessante e il testo si fa (non so quanto coscientemente) heideggeriano: “i nostri oggetti che ogni giorno stanno bene, non sanno fare niente ma lo fanno bene”. “Fortuna” è l’episodio più “italiano” e forse meno ardito, a metà strada tra Gazzè e Battisti. Riesce comunque a mostrare la personalità del cantante, in altri momenti offuscata da uno stile troppo stereoitipato. “Mi Vuoi Ammazzare” è proto-industrial infetta da becero funky e trhillerismi, in cui incastri armonici e ritornello sono di ottimo livello. “Tirati un po’ Su” sperimenta ancora atmosfere più rilassate e contautoriali.
Insomma, i Masoko hanno idee e capacità per trasformarsi in un gruppo importante. Solo che i riferimenti che continuano a chiamare in causa potrebbero presto rivelarsi un limite. Bisogna concentrarsi sulla verve satirica e le capacità melodiche. Lasciando magari perdere gli arrangiamenti troppo sanremesi con archi e gli esercizi di filologia electro-dance inglese. Questa è la loro cifra, certo, ma potrebbe essere raffinata, ancora di più.












































