Lubomyr Melnyk – Fallen Trees (Erased Tapes, 2018)

Per istinto e cultura, forse in quanto volpe di fronte a un grappolo d’uva inattingibile, mi sono sempre dichiarato nemico del virtuosismo. Non mi piace che si faccia oltre per mero sfogo di perizia e che lo stile si pieghi troppo semplicisticamente (senza antitesi) alla dimostrazione di abilità, obliando cioè il fine principale di ogni esecuzione: l’esplicazione di una sostanza rappresentabile. Ovviamente, nonostante la mia inimicizia verso i virtuosi, credo di saper ben distinguere tra l’eccesso esibizionistico di padronanza strumentale di un linguaggio o di uno strumento e la sensata e fine manifestazione di bravura. Per esempio, il disco che sto ascoltando di più in questi giorni è “Fallen Trees” del pianista Lubomyr Melnyk, un disco di un virtuoso. Melnyk è un mostro. Per tecnica, preparazione, intensità e talento. La sua storia artistica, dopo anni iniziali di resistenza e ostilità, oggi incanta accademici e pubblico generico, come succede assai raramente; i fanatici lo chiamano Profeta, e per capire il perché sarebbe il caso di ascoltare o riascoltare il suo capolavoro del 1979 “KMH: Piano Music in the Continuous Mode”, dove il musicista canadese di origini ucraine inventava una nuova forma di minimalismo dai toni magnetici, passata appunto alla storia come continuous music.

Anche a settant’anni, giunto in quella fase della vita in cui di solito ci si accontenta di ciò che si è già fatto, il pianista di cui stiamo parlando si preoccupa di stupire il suo pubblico, ma senza snaturarsi o mercificare la propria arte. Il suo pianismo, così veloce, risonante, minimale, speciale, sempre capace di tramutare il tono soave in espressione ipnotica e viceversa, porta con sé una suggestione di mistero. Le sue composizioni sono come edifici spartani all’apparenza ma grandiosi all’interno, e sinistri, di impianto razionale, forse un po’ desolati, dove sotto le alte volte nascono echi che sembrano doversi moltiplicare all’infinito e poi risonanze inarticolate, mai sovrabbondati, mai bisognose di aggiunte o amplificazioni di significati. Melnyk trascende spesso i limiti del genere e dalla forma minimale, ma pare sempre in grado di saperli riconoscere, questi limiti, per domarli in un fine di evidente pregnanza che punta a un’emozione intima e potente di commozione.

Sono nemico del virtuosismo quando la musica diventa un rumoroso, presuntuoso risolversi di un’idea in un’enorme e inutile dispersione d’energia. Melnyk, invece, sa creare e gestire la grandezza di una trama di note contrastanti in un’unica, affascinante sfumatura di suono, sa fermarsi al punto giusto, arretrare di fronte agli attacchi prodigiosi e incosapevoli di eccezionale purezza dettati dalla dissonanza, e per fare ciò deve innanzitutto trattenere tutte le sonorità vacue o superflue, scegliere una direzione chiara, semplice, centrata, e difendersi dal cattivo gusto dell’effetto che lascia a bocca aperta. Melnyk sa sottomettersi alla musica. All’opposto del virtuoso, che si pone sempre e comunque sopra di essa. Il fatto che un pianista come lui stia da qualche anno lavorando per la Erased Tapes significa che tutte le sue conquiste espressive e tecniche nel campo strumentistico e compositivo non gli sono ancora bastate. Vuole confrontarsi con un pubblico che possa intendere il suo lavoro come ricerca e contaminazione di linguaggi. Sia da solo che con l’aiuto di voci (nel disco degli alberi caduti si sentono David Allred e la giapponese Hatis Noit) e di note piangenti di violoncello (Anne Müller), l’artista riesce a inventare nuovi framework di straziante malinconia. E a un certo punto, verso il terzo dei cinque movimenti presenti nell’opera, pare sul serio di perdersi in un bosco di fantasmi e ombre fittissime: spiriti, idee, quello che volete. Da qualche parte di sicuro c’è una volpe, una di quelle che vorrebbe raggiungere l’uva, che a un tratto si ricorda di essere carnivora e di non avere nessuna voglia di mangiare della frutta.

[otto]

Autore dell'articolo: Giuseppe Franza

cose che mi piacciono: cocacola, nietzsche pre-crepuscolo degli idoli, sonic youth, goleador (alla cocacola), céline, mario bava, controriforma, hegel, le anime morte, penne staedtler permanent, giambattista basile, segnalazioni cinematografiche del centro cattolico, the stooges...

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