Licht-Akiyama Trios – Tomorrow Outside Tomorrow (Editions Mego, 2016)

lichtlan Licht, sperimentatore drone-noise, e Tetuzi Akiyama, chitarrista eroe dell’improvvisazione free giapponese, hanno registrato due lunghe composizioni di avanguardia rock espressionista e minimale (quella roba là che un po’ ti diverte, un po’ ti scassa il cazzo e ti fa chiedere mille volte: “e insomma?”), appoggiandosi alternatamente a un ospite-vertice, il tertium datur, tramite cui chiudere e concludere il trio e il disegno musicale. Il terzo elemento è nel primo caso l’australiano di casa alle Edition Mego Oren Ambarchi (“Blues Deceiver”), nel secondo il jazzista avant americano Rob Mazurek, che mette la sua cornetta su “Tomorrow Outside Tomorrow”.

Il primo episodio risuona fin troppo prevedibile nella sua divagante aleatorietà drone-post-blues e proto-elettronica, sovrapponendo elementi e atmosfere già sentite, inseguite e comprese un sacco di volte su schemi alt-rock ora più duri, ora più pacificati. Con Mazurek le cose vanno meglio, assai meglio, in un lento e drammatico crescendo patetico irrigidito da rumorini elettronici e flussi dronici, fino all’entrata trionfale della cornetta, come in un free-jazz spirituale ricco di echi tropicali, nebulosi (anche dichiaratamente noir) ed esoterici…

L’esecuzione si preoccupa comunque di frequentare e in qualche caso penetrare il senso di inquietudine e costruzione di un suono con maggior riguardo e minore ostentazione rispetto a tanti lavori che partano da simile approccio e che, però, finiscono quasi sempre per cadere in un punto morto o, peggio, in tanti puntini sospensivi avulsi da qualsiasi senso (quell'”e insomma?” di sopra).

Il progetto Licht-Akiyama Trios risulta tollerabile perché lascia almeno spazio a interazioni studiate, facendo intendere che i musicisti coinvolti stiano iniziando a preoccuparsi del contenuto, oltre che del gesto e della (non) forma. Qui, sia chiaro, ci sono le condizioni strutturali, mentali e materiali che possono portare a qualcosa di buono: c’è la qualità degli interpreti e una ricerca di creatività non totalmente fine a se stessa… un istinto propositivo minimo che risospinge questo genere di mostruosa inconcludenza verso il suo naturale obiettivo, vale a dire cacciar fuori nuova musica, qualcosa che voglia spingersi oltre i limiti del noto e della convenienza immediata.

[sei]

Autore dell'articolo: Giuseppe Franza

cose che mi piacciono: cocacola, nietzsche pre-crepuscolo degli idoli, sonic youth, goleador (alla cocacola), céline, mario bava, controriforma, hegel, le anime morte, penne staedtler permanent, giambattista basile, segnalazioni cinematografiche del centro cattolico, the stooges...

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