Josh T. Pearson – The Straight Hits! (Mute, 2018)

Nel 2011, Josh T. Pearson era entrato nella nostra classifica dei migliori sette dischi dell’anno. Il lavoro si chiamava “Last of the Country Gentlemen”… e sette anni dopo quel capolavoro il texano se ne esce con il suo secondo album solista, ormai neanche più atteso: “The Sraight Hits”. Già il titolo mette un po’ a disagio. La copertina, poi… La musica è coerente all’incoerenza della nuova dichiarata parvenza. Una cosa senza nessuna grazia, forzatamente e debolmente contraddittoria e provocatoria, con l’ex post-rocker e folker americano, che a suo tempo ci aveva coinvolto con brani pieni di pathos e di sofferenza morale, a giocare con l’estrosità, ora nei panni dello svagato interprete pop wave, ora del Beck sudista, poi come noiser postmodernista o alla fine come l’uomo del rinnovamento del country.

La scrittura segna solo due momenti decenti su dieci (ossia con “Straight Laced Come Undone” e con “Loved Straight to Hell”), con l’elettricità che delude sia nei suoi tentativi melodici pop e il piglio da songwriter che sbanda nelle parti più prevedibilmente acustiche o midtempo, i timbri e i toni sempre fuori fuoco e incerti e la produzione che tenta con preoccupante sciatteria la via della sintesi e della strutturazione meno complicata. Di sicuro Pearson ha studiato l’intera estetica del nuovo lavoro a tavolino, e lo ha fatto per stupirci, per consegnarci qualcosa di attuale e insieme inatteso. Per questo, ipotizziamo, si è anche preoccupato di cambiare look, tagliandosi i capelli e la barda, dismettendo gli abiti scuri… Apparenza per l’apparenza, insomma, in un mondo d’apparenza, che però non è detto che apprezzi tutto ciò che si uniforma all’apparente corso dell’apparenza. Apparentemente, qualcosa è andato storto. Oppure la volontà dell’artista era proprio quella di fornire un tentativo fallimentare, un po’ deviato e grottesco di appiattimento programmato dell’ispirazione.

Con tutta la comprensione, la simpatia e l’empatia possibile, dobbiamo però ammettere che il disco è brutto. Brutto assai.

[tre]

Autore dell'articolo: Francesco Munista

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