Iron Chic – The Constant One (Bridge Nine, 2013)

Iron Chic - The Constant One (Bridge Nine, 2013)L’emotività è una caratteristica imprescindibile del punk. Quando si è cercato di rinnovare il genere, eliminando per esempio con produzione più accorta o scrittura più fredda il conato sentimentale e viscerale del caso, si è sempre errato. Andare in controtendenza sembra, ad ogni modo, impossibile. Il tempo giusto, la contingenza, la struttura storica e la portata poetica sono solo ricordi vaghi, e riproporli artificialmente sarebbe più complicato che immorale…

A questo punto bisogna rendere il punk un prodotto casual, ma particolare e immediatamente riconoscibile, quindi indirizzato a intenditori, non propriamente commerciale. Un contenuto animato da pensiero, impeto e attitudine, ma non limitato dalla forma storica. Ci vuole in poche parole un pop distorto, potente e carico di tensione che sappia urlare rabbia, noia, inettitudine e indifferenza senza prendersi troppo sul serio né ridersela sotto i baffi. Il problema è che pochi gruppi sanno mettere in pratica il paradigma. Qualcuno sfocia inevitabilmente nell’indie manieristico, altri nel punk-rock da college o per adolescenti. Un buon compromesso lo hanno trovato gli Iron Chic, quintetto da Long Island, NY. Un po’ melodici e un po’ rozzi, capaci di sorrisi e morsi a pelle. Sempre attenti all’arrangiamento e alla dinamica ritmica dei brani e mai fuori fase. Semplici e lineari fino a un certo punto. I suoni che caratterizzano il disco intitolato “The Constant One” sono quelli positivi del punk rock californiano, appena impreziositi da gusto eterogeneo, libertà della forma-canzone e distorsioni un minimo più basse. Non mancano cori adrenalinici, giri tondi di basso, chitarre catchy, feedback di gas, crescendo e ritmi coinvolgenti.

La voce è calda e tipicamente americana. La batteria tira dritta e si preoccupa di confezionare beat un po’ meno banali della norma (“A Serious Hours in a Serious Earth”), Le chitarre in powercord mescolano armonie e reiterazioni hardcore (“Don’t Drive Angry”) e tutto va come dovrebbe andare nel punk-rock propriamente detto… Sei birre, una rullata, un’altra sulla batteria e così si passa la serata…

[seiemezzo]

Autore dell'articolo: La Giustizia

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