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Golden Shower – The Strage Case of The Alaskan Dragon Breath (Area Pirata, 2013)

Golden Shower - The Strage Case of The Alaskan Dragon Breath (Area Pirata, 2013)

Titolo e copertina richiamano apertamente quel piccolo capolavoro di genere intitolato “Lo Strano Caso della Signora Wardh” di Segio Martino del 1971… Con Edwige Fenech. È la seconda volta che cito la Fenech in una recensione… Strano? No, ci sono diverse ragioni. Primo perché è usanza più o meno istituzionalizzata dell’ultimo rock ostentare influenze cinematografiche relative alla stagione del b-movie italiano… Secondo perché sono un grande fan della Fenech prima maniera. Quella delle pellicole horror, musa stupita (e non stupida) di Sergio Martino, e primo piano d’eccezione non ancora trasformato in profilo nudo spiato dalla fessura. Ma siamo arrivati a quella che Hegel chiamava la negazione della negazione, alla saturazione della rivoluzione (e rivalutazione) del cinema di genere a basso costo. Ciò che era cult oggi non fa tanto stupore, anzi è di nuovo un po’ cafone, perché assodato, tedioso, scomputato. Anzi, il termine “cult” in sé è veramente fuori moda e si sta trasformando piano piano in una parolaccia. Critici raffinati e intellettuali pop evitano accuratamente di pronunciarla spaventati dal luogo comune. Ma noi siamo fuori moda e fortemente ancorati al bene e al bello di quel cinema cattivo e brutto, dunque apprezziamo la scelta dei Golden Shower che citano graficamente, concettualmente e musicalmente la materia b-movie. Ma non c’è solo questo, naturalmente.

Il gruppo toscano, ormai al terzo disco, ci mette molto rock ‘n roll venato di punk. Musica tornita e ben arrangiata con un sax che riscalda l’ambiente e ritmiche che osano passaggi orgogliosamente RnB. I Golden Shower ci sanno fare e non si limitano al sound di “Fun House” degli Stooges. Si affacciano nel rockabilly, rifanno gli Stones più acidi e riattualizzano il beat italiano con un brano dal titolo ancora immaginifico… “The Dio Serpente”, un altro richiamo a uno pseudo mondo-vodoo-movie erotico di Piero Vivarelli (“Il Dio Serpente”, 1970) un’altra commovente citazione. Per questo perdoniamo alla band prodotta da Area Pirata i toni un po’ leccati in fase di missaggio, gli ammiccamenti inutili e le cadute di personalità… Bravi.

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