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Gnaw – Cutting Pieces (Translation Loss Records, 2017)

Se al doom è stato assegnato o lasciato l’infame compito di disegnare paesaggi sonori da incubo, di rivelare le atmosfere più malate, schifose e annichilenti e i peggiori orrori della psiche umana, siamo da tempo arrivati all’apogeo catastrofico dell’estetica. Eppure si continua a sperimentare il male attraverso la distorsione e con risultati tutt’altro che banali. Per esempio, nel loro terzo disco “Cutting Pieces”, gli Gnaw di Alan Dubin (ex Khanate) distorcono con un certo talento il tempo e lo spazio dello spavento, del desolante e del misterioso. Corrompono ogni senso, con impressioni allucinate che promettono e mantengono lampi di violenza, con ombre industrial sataniche e atrocità sludge che rimarcano la mostruosità del black metal.

La loro musica è più vicina alla ricerca timbrica ed emotiva di Diamanda Galas che al rock. La struttura si destruttura, la dinamica si interrompe, il rumore viene aizzato dalla violenza della voce, le interferenze chitarristiche fluttuano, si consumano e reagiscono disorientate e si allungano sfumate da manipolazioni al banco di registrazione, improvvisazioni degli oscillatori, veli di sintetizzatori, suoni grotteschi e strumenti atipici (tipo il lap steel suonato da Dana Schechter, ex Angels of Light, il violoncello cinese, il sassofono, le congas e le tastierine giocattolo). L’ambientazione catacombale di brani sospirati come “Prowled Mary” si contrappone al doom infuocato di composizioni tendenti alla no-wave, come succede in “Wrong” e in “Extended Suicide”. La sperimentazione atonale e il brutismo non mettono da parte il ritmo, e succede che il batterista Eric Neuser possa esprimersi con grande libertà e potenza (“Rat”). Ad appesantire l’ambiente c’è anche il featuring di Stefania Alos Pedretti degli OvO (che ci mette la voce nella traccia “Septic”) e del sassofonista svizzero Antoine Chessex (che suona in “Triptych”).

Questa dovrebbe essere la musica da associare come commento sonoro ai nuovi film horror, che non disturbano più e non inquietano. Almeno ci si spaventerebbe a livello inconscio, associando quelle immagini vuote e fredde a suggestioni audio terribili e massimamente inquinate.

[sette]

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