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FulkΔnelli – Harmonikes Mundi (Lemming Records, 2016)

FulkΔnelli - Harmonikes Mundi (Lemming Records, 2016)Naldi e Mongardi propongono un lavoro dall’anima dannata e delirante di improvvisazione ossessiva, che da un lato offre un esemplare contributo all’espressività della poetica psichedelica occulta italiana, dall’altro ribadisce il valore tecnico ed estetico già evidenziato dal duo nell’album omonimo uscito nel 2012. In queste due lunghe tracce, però, la sperimentazione dell’intreccio diventa più complicata e viziata, con progressioni o sospensioni dinamiche di valore coscientemente oscuro, al limite dell’opprimente e del nauseabondo. Un incessante e brutale meccanismo di distorsione timbrica che colpisce attraverso suggestioni immaginifiche e tormentate, con toni grotteschi e felici intuizioni horror. Come in un kraut-rock teso e sinistro che diventa avant-doom, un black-punk che si atteggia come può e con autocensura italiana a musica sacrale…

“Harmonikes Mundi” è un disco che nelle sue linee essenziali propone esperimenti da soundtrack italiana anni ’70, psichedelia ambient e poi tribale, droni e free-jazz-rock: un lavoro originale, ma non stravagante, libero ma non assurdo, che riesce a far risuonare l’orrore e il tormento con gusto estetizzante e interpretazione efficacemente minimale. I Fulkanelli possono ormai vantare un’ottima conoscenza del linguaggio psichedelico e macabro, conoscono gli ingranaggi e la meccanica del terrore e dell’ossessione e ciononostante possono permettersi di disinteressarsi della credibilità e della linearità drammatica, estremizzando ogni singola intuizione fino allo spasimo.

Nella seconda traccia, il lato b, l’atmosfera diventa particolarmente inquieta e aleatoria. Quasi classica contemporanea: una sinfonia di blocchi sonici psych-noise intrecciati o associati attraverso dissolvenze e contrasti, che cresce fino a toccare soluzioni frenetiche e corrosive, post-industriali e stoner, lasciando dietro di sé inquietudini, rumori spettrali, percussioni funeree e interferenze sludge. Un album così scuro e perverso, così negativo, che esige un giudizio estremamente positivo.

[settepiù]

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