Epo – Ogni Cosa è Al Suo Posto (Polosud Rec., 2012)

Epo - Ogni Cosa E' Al Suo PostoLa musica degli Epo, band napoletana attiva da più di dieci anni, ha sempre mostrato una spiccata propensione cantautorale, o meglio al recupero e alla reinterpretazione della tradizione cantautorale in chiave rock. Se in passato l’elemento indie-radioheadiano era stato predominante, da un po’ di tempo gli Epo trovano il coraggio di spegnere le luci e viaggiare nel brumoso spazio dei sentimenti, senza l’aiuto di particolari artifici. La musica si fa più spoglia, le parole e la melodia salgono a galla, configurando un pop d’autore, tenue e ricercato.

Il risultato rimanda alla scuola romana degli anni ’90 e a certe cose dei Perturbazione, e ancora ai Radiohead più rilassati e cinematografici (pure il titolo del disco paga pegno al gruppo inglese).

Si parte con “Nastro Isolante”, un tiro mancino tutto lirismo e abbellimenti soffusi. In “Venere” la ritmica suona più latina ed estiva, comunque malinconica, per sorreggere la cronaca della fine dell’amore analizzata attraverso ossimori e surrealismi espressionisti, con le labbra che sanno di sale e urla in silenzio… “Perdimi” è un sospiro in crescendo esistenziale, sorretto da una base leggermente più electro e d’atmosfera. “Animali Fragili” è una signora canzone, battistiana fino al midollo. In “Stand Up” si ricercano ritmiche meno usitate e il cantato si muove minimale, con una melodia-flow che è racconto incantato. “Un Fuoco” è il pezzo più rock dell’album, concepito come se fossimo alla fine degli anni ’90. “A Piedi Nudi Sui Vetri” è Montale suonato dagli Elbow e cantato dall’ultimo Max Gazzè. “Notte Doce” è un’interessantissima ballata in napoletano, liricamente affascinante. Probabilmente la canzone migliore del disco. “Tutto Quello Che Ho di Me” è una ballata declinata alla maniera neo-folk, molto delicata ed emozionata.

Gli Epo sanno diluire poesia in fragili arrangiamenti di pop sofisticato, lasciando scorrere stille di rock alternativo e afflati romantici e pessimisti. Le intenzioni sono buonissime e le qualità strutturali permettono tanto. Produttivamente, poi, c’è sempre qualche astuzia che rende la musica piacevole, anche quando un po’ monotona o non troppo originale. Purtroppo l’Italia è satura di cantautorato e simil-cantautorato, e la strada del lirismo si presenta ardua e costellata di insidie. Gli Epo superano la prova, ma è vietato indugiare… la poesia può diventare in un attimo stucchevole.

[sei]

Autore dell'articolo: La Giustizia

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