Eagle Twin – The Thundering Heard (Southern Lord, 2018)

Ci sono voluti sei anni per scrivere e produrre quest’album. E alla fine, gli Eagle Twin hanno tirato fuori un mezzo capolavoro del genere doom-occulto. Il contesto minimo per introdursi nell’argomento è il seguente. Il duo fa musica sporca, pesantissima e di violenta contaminazione. La base è doom, sludge, ma ci si perde spesso nell’ambient, nell’industrial, nel free-jazz e nella musica concreta. Bisogna anche aggiungere, che tutti i dischi (questo qui che stiamo recensendo è il terzo in dieci anni) degli Eagle Twin si concentrano su argomenti di epica bestiale (cioè fondati favolisticamente sul racconto di gesta di animali mitici: aquile, serpenti, lupi, bufali, cervi…), per evocare e attualizzare antiche storie amerinde, fatti dimenticati del folklore dei mormoni, pagine di demonologia medievale ed elementi grotteschi della mitologia giapponese. Insomma, un casino senza direnzione narratologica che ben si sposa al confuso e ossessivo impianto musicale messo in atto anche in “The Thundering Heard”.

Densley, chitarra e voce del duo, provvede a linee pseudomelodiche e versacci gutturali, grida, strappi sublinguistici che concorrono in aggressività e distorsione con i riff brutali e bassissimi della chitarra; Smith, il batterista, stacca tempi da hc sfiatato, doom, speed metal e jazz, con grande padronanza effettistica e preoccupandosi sempre di mantenere un tempo adatto alle sospensioni proprie dell’incubo o dell’allucinazione. C’è sempre qualcosa di sorprendente, al di là delle ripetizioni necessarie al genere e al parossismo metal e gore in cui la band ama soffermarsi, c’è sempre spazio per l’idea destabilizzante e la soluzione meno scontata, senza però sconfinare nella grottesca esibizione di talento strumentale o inventiva compositiva. I pezzi hanno un senso, pur muovendosi liberamente in uno spazio nebuloso in cui compaiono assalti doom e drone, improvvisi bagliori psichedelici e crescendo enfatici da film horror. E il senso è quello dei riff, delle combinazioni disarmoniche e minimali sempre potenti e sinistri, che poi sono la parte più affascinante dell’album. Su tutti, il riff che domina il brano finale, “Antlers of Lighting (Hooves of Thunder)”, impressionante.

[setteemezzo]

Autore dell'articolo: Giuseppe Franza

cose che mi piacciono: cocacola, nietzsche pre-crepuscolo degli idoli, sonic youth, goleador (alla cocacola), céline, mario bava, controriforma, hegel, le anime morte, penne staedtler permanent, giambattista basile, segnalazioni cinematografiche del centro cattolico, the stooges...

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