DZ Deathrays – Bloodstreams (Hassle, 2012)
Uno dei migliori dischi australiani del 2012 si intitola “Bloodstrams” ed è firmato dai DZ Deathrays, duo chitarra batteria, composto da Simon Ridley e Shane Parsons. Coprodotto con Richard Pike dei PVT, questo esordio suona sporco e accattivante. Direttissimo, come un treno scassato che salta le fermate. Fetente e alla buona, ma ricco di detriti e schifezze storiche…
I DZ Deathrays citano il meglio e il peggio della musica rock degli ultimi decenni, dai ’70 a oggi chiamando in causa Black Sabbath, Radio Birdman, Motley Crue, Guns ’n Roses, Nirvana e Queens Of The Stone Age e poi robaccia dance fine ’90 con ragioni electro-rock à la Atari TeenAge Riot e Cobra Killer. C’è poi molto senso del Pop, mutuato da ascolti depechemodiani e similia. Il mash-up è una pratica andata in disuso, ma rinnovata e rivoluzionata dalla nuova moda sci-fi, dà ancora i suoi frutti marci. Si ascolti in tal senso la ballata digitale “Dollar Chills”, che mescola senza ritegno pop-punk adolescenziale e prodigysmi vari. In alcuni brani è proprio l’electro più ignorante e disordinata a reggere il discorso, come in “Dumb It Down” e “Debt Death”. In “L.A.” la musica si fa potente e invadente, tamarra e aggressiva. Quasi Stoner. E l’assolo di chitarra sintetizzata è davvero riuscito. Gli episodi più interessanti sono però quelli autoctoni, dove i DZ D rifanno la musica dei loro padri, come in “Teenage Kickstart” (con la piccola citazione iniziale di “Live and Let Die” di McCartney) e “Dinomight”, puro aussie-scuzz rock… Molto simpatici. La rivincita dell’electro-rock? No, solo un dischetto divertente e incasinato.












































