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Donato Epiro – Fiume Nero (Black Moss, 2014)

Donato Epiro - Fiume Nero (Black Moss, 2014)La library music immaginata, creata e manipolata da Donato Epiro dei Cannibal Movie merita un posto di riguardo tra gli esperimenti più propositivi e coerenti in ambito occult o pseudo-occult dell’anno. Un numero sempre maggiore di musicisti, psichedelici o elettronici, cerca ormai di assecondare, di lambire e sfiorare la nuova moda dark vicina al folklore esoterico (e non solo nell’underground italiano della cosidetta italian occult psychedelia), ma pochi hanno la sensibilità, la cultura e la fantasia necessaria per realizzare le promesse e le devianze estetiche del caso. Epiro sa reinventare un suono autonomo e riconoscibile con approccio etnologico e suggerire sfumature ancestrali, con tutto il rispetto necessario per i dettami della scuola artigianale degli sperimentatori italiani di serie B, quei compositori prestati al cinema di genere e ai commenti musicali più disparati e assurdi che, negli anni ’60 e ’70, glorificarono la ricerca ambientale e concettuale italiana.

La sua proposta tiene insieme atmosfere tribali e mistiche, inseguendo suoni noise, elettronici, vaporwave, industrial e world… ma la ricerca spirituale e mitica da cui prende il via quest’antropologia musicale dell’assurdo ha legami solo tangenziali con la tradizione storica: si tratta di una ricerca libera e irriverente, che si trasforma in racconto autonomo e nuova prospettiva per l’hauntology music contemporanea. E così dall’Africa nera si passa con agilità al power electronics (“Fiume Nero”), dalla weid ambient minimale che rievoca il Battiato di “Fetus” (“La Vita Acquatica”) si arriva alla dronica microtonale (“Naja Nigricollis”), dalla sospensione armonica si giunge fino all’apoteosi dronica.

Il lavoro percussivo offre partiture minimali ma comunque vivaci e divertenti, tra l’etnico, la soundtrack horror e il progressive (“Tuscano”)… L’analisi mistica e rituale è evidentemente volta allo svelamento di un fondamento essenziale e primitivo che ha a che fare con l’inquietudine, il terrore e la paura. Il metodo musicale di ricostruzione (e distruzione sistematica) procedere per semplici e motivate intuizioni, citando senza appropriazione indebita e con una certa classe i capitoli più oscuri del sottogenere library. Il discorso, come dire, non si fa mai pesante o spocchioso. E in alcuni punti si raggiungono effetti sul serio allucinanti e spaventosi (“Estuario”). E tutto ciò merita un sincero plauso.

[sette]

 

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