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Cock Sparrer – Forever (Chase the Ace, 2017)

Gli amanti dell’oi! e dello street punk conoscono a memoria la trucida epopea dei Cock Sparrer. Probabilmente il nome del gruppo dice qualcosa anche a chi ha un po’ di dimestichezza con il punk inglese delle origini. Per tutti gli altri sembra doveroso un piccolo riepilogo. Quindi…

Tema: chi sono i Cock Sparrer?

Svolgimento: una band mod R&B di ragazzini londinesi che nel 1974 provò a inserirsi nel circuito dei concerti cittadini associando alle cover degli Small Faces pezzi originali di garage distorto e minimale… roba punk troppo in anticipo, insomma, urlata con accento cockney e piena di riferimenti alla cultura hooligan e modernista. Nel 1976 Malcom McLaren voleva metterli sotto contratto, ma non se ne fece niente, perché i Cock Sparrer sembravano poco cool e scarsamente disposti verso le direttive estetiche del boss dei Sex Pistols. Nel 1977 la Decca provò a lanciarli nel mercato mainstream con il singolo “Runnin’ Riot”, che fu un flop in termini di vendite, ma che divenne una sorta di feticcio per la scena skin e hardmod. La loro carriera ufficiale decollò, si fa per dire, nel 1981, con l’esposione del movimento oi!, di cui i Cock Sparrer erano i padri nobili, e così nel 1983 venne stampato il loro primo disco ufficiale, “Shock Trops”, con il brano manifesto “Where Are They Now”. In tutti questi anni, tra sciogliementi, reunion, cambi di formazione, pause di riflessione, crisi stilistiche e ritorni alle origini, i Cock hanno pubblicato sei album, compreso questo nuovo, intitolato “Forever”.

L’uscita era inaspettata. La band era ferma da un bel po’ e anche i fan storici dovevano aver perso le speranze… Poi, così a cazzo, quindi coerentemente con il sistema valoriale ed estetico della band, è arrivato questo dischetto, che potrebbe benissimo essere stato scritto e registrato nel 1981, o nel 1991, ma pure nel 1976… Perché la musica è sempre quella. Più o meno. E se cercate un documento di oi! schietto, lontano dalle derive ideologiche neonaziste e dal gretto riciclo nostalgico di umori e temi scaduti, “Forever” potrebbe essere la vostra miglior scelta, dato che pur rimanendo fedeli alla linea storica, i Cock si esprimono nel tempo presente: si confrontano con i temi della contemporaneità e rivelano senza alibi la loro anzianità e il loro fallimento, con la solita disarmante loquacità di chi mette l’onestà e la vita vissuta al centro di tutto.

I vecchi hooligan sono ancora in forma. La voce di Colin McFaull pare ancora forte, melodicamente centrata e liricamente scostumata. Micky Beaufoy s’inventa riff e assoli di impatto. Steve Bruce detta senza violenza e inutili accelerazioni il vero e unico tempo possibile per il punk rock di strada. La formula è quella classica, la loro: powerchord, cori da stadio, melodie da pub-rock, assoletti, stacchi oi!, accenti mod in alcuni giri di basso, coloriture rock ‘n roll anni ’50 e struttura punk.

“One by One”, “Up with This”, “In My Town”, “Nothing Like You”, “Somebody’s Brother; Somebody’s Son”, “We’re the Good Guys” e “Believe” sono i pezzi più ispirati della collezione. I più moderni in termini ritmici e melodici sono “Contender” e “Us Against the World”, dove la cifra estetica della storica band oi! si arricchisce di una vena di nostalgia e romanticismo. Perché dopo quarantacinque anni di storia anche i punk più duri possono permettersi un po’ di sentimentalismo.

[seiemezzo]

 

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