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Cleo T. – And Then I Saw A Million Skies Ahead (Motor Entertainment, 2017)

È toccato all’etichetta Motor Entertainment sfornare il secondo disco di Cleo T., cantante e producer parigina con base a Berlino, adottata da John Parish e presentata come novella Kate Bush. Ci siamo… Ben tre anni dopo l’esordio, arriva il nuovo disco “And Then I Saw a Million Skies Ahead”. E qui si decide il futuro dell’artista. Se non va bene a questo giro, è finita.

Lasciavamo pure intendere che la Cleo è una cantante dotata, ma “And Then I Saw a Million Skies Ahead” è uno di quei lavori in cui non è possibile scindere la produzione, affidata a Ed Cianfanelli a.k.a. Rodion, dalla bravura e dallo spessore artistico della cantante. A curare la parte strumentale sono stati Adnan Joubran e Tomas Gubitsch. Ci sono loro dietro i suoni di chitarra, tabla, oud, charango, violino e violoncello che si oppongono e si aggiungono alle texture elettroniche. L’impianto analogico, però, a parte l’incipit del disco, “African Queen”, ha poco spazio effettivo. A dominare sono i synth, le parti digitali,  di Rodion, come appare poi chiaro a partire dalla seconda traccia, “Shine”.

L’album guarda alla word music, al folk, alla psichedelia, all’alternative e alla sperimentazione, ma è fatto prevalentemente di suoni processati su beat minimali. E il resto è solo abbellimento inutile. Anche la voce di Cleo T., per certi versi, non riesce a imporsi. Questo perché non sa ancora trasmettere un colore peculiare. Forse non è ancora maturata in lei una personalità artistica e musicale tanto grande da umanizzare e caratterizzare basi così definite. Concettualmente la giovane si dà da fare. Il disco, per dire, dovrebbe contenere riferimenti a Plotino, Malevic, Frida Kahlo e Pasolini.

Ma forse questa è una scelta. Cleo T. ha voluto nascondersi. Affidarsi totalmente al produttore. Impostare una linea melodica ed espressiva fuori fuoco, squilibrata. Eccetto per “The Devil by Our Side” e “Sunlight Lullaby”, che si consacrano teoricamente alla sensualità ma finiscono per dare l’impressione di una quindicenne che osa male e troppo con il suo nuovo rossetto rosso fuoco, lo stile di Cleo T. ricorda la gentilezza di una gattina, che sembra però poco incline alle fusa. Cleo riesce solo a miagolare, cioè a cantare in toni troppo alti. E così va a finire che le uniche tracce decenti, per suono e interpretazione, siano la già citata “Shine” e “Magic All Around”, dove la voce è sfocata, schiacciata dal ritmo.

Il sito ufficiale della cantante afferma che questa musica non appartiene a un genere preciso. In realtà, “And Then I Saw A Million Skies Ahead” appare rigidamente collegato a quell’electro-pop continentale che va benissimo per far da colonna sonora a teen-drama come Gossip Girl. Non a caso, ascoltando Cleo T. si pensa a band come Sohodolls e Plasticines. Probabilmente l’ideale, per il futuro di Cleo T. e produttori, sarebbe proprio quello di puntare al pop senza velleità intellettuali. Procurarsi uno spazietto in una colonna sonora da telefilm o serie d’Oltreoceano e incassare un po’ di soldi. Non le consigliamo di continuare a percorrere la strada della spocchia. Va bene la cultura, va bene la sensibilità, ma in certi casi è meglio nascondere la propria saggezza e i propri interessi. Si fa più bella figura.

[cinque]

 

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