«

»

Chino Amobi – PARADISO (NON, 2017)

Il primo album lungo del producer Chino Amobi (aka Diamond Black Hearted Boy) serializza e formalizza le conquiste estetiche dell’artista di Richmond già espresse attraverso tantissime ed eterogenee collaborazioni, illuminati remix, soundtrack, singoli situazionisti, l’ep “Anya’s Garden” e fortissimi mixtape (come l’esperimento para-ambient “Airport Music for Black Folk”). Ad Amobi si deve l’esasperazione grottesca del filone hi-tech e la politicizzazione del movimento accelerazionista elettronico: da gestore di label e agitatore culturale sponsorizza le azioni e le provocazioni di Rabit, Elysia Crampton, Nkisi, FAKA, Haleek Maul, Aurel Haize Odogbo, Dutch E Germe e Benja SL (quasi tutti presenti come ospiti in questa uscita); da compositore e decostruttore promuove istanze di consapevolezza razziale, gender, culturale ed espressiva, votandosi al terrorismo industriale, alla giustapposizione di future-pop, ambient, synth-wave apocalittica, R&B, noise, rap astratto, power-electronics e alt-hip-hop.

In venti movimenti Amobi agisce su forme primitive di intuizione musicale (ritmi abbozzati, dinamiche scheletriche, progressioni vaghe) che non rimangono, come dire, sotto vetro, ma si contaminano con le influenze riflesse degli stereotipi, delle contraddizioni e dei giudizi negativi che esse potrebbero nascondere o suggerire. L’umore generale è collegabile al suono sintetico di una colonna sonora sci-fi apocalittica, tra Moroder, Carpenter e Goblin, con qualcosa in più in termini di nichilismo, surreale contaminazione tra gusto, pretese rappresentative astratte e iperrealistiche. Il beat techno si trasforma in rigurgito industrial. L’armonia si interrompe e rivela l’orrore di un non senso continuo e inevitabile. L’R&B sensuale diventa deviazione e perversione cosciente. Il racconto fotografico della vita di provincia americana si esplica attraverso una mitologia distopica popolata da mostri, creature alienate, aberrazioni, sangue versato inutilmente, eroi assurdi, percezioni distorte e ossessione.

Tutto è guastato dal rumore, dallo spirito dark. E ogni forma di normalità accennata, di vacuo ottimismo si consuma nel succedersi caotico di pattern aggressivi, offuscati dal ricorso a forme di caricatura grassolana o di violenza sonora atta ad allontanare le orecchie e le menti non allenate alla paranoia.

L’inizio è poetico, con Elysia Crampton che recita la Città dell peccato di Edgar Allan Poe. L’affondo estetico arriva con la disturbante e amorfa provocazione synth-futuristica di “Blood of the Covenant”. Il pop contorto, plastificato e maligno di “The Floating World Pt 1”, con Benja SL, pacifica le apparenze, poi con “Kollaps” lo sporco (tra hardcore, sludge, hip hop e ambient) si espande liberamente e conquista il cuore e il senso profondo della musica. Questo suono non tratta l’apocalisse, né critica le possibilità alienanti della digitalizzazione e della globalizzazione: per come la vedo io è una rappresentazione della realtà, del paradiso in cui ci stiamo dannando.

[sette]

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Puoi usare i seguenti tag ed attributi HTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>

Completa la seguente equazione (anti-spam) * Time limit is exhausted. Please reload CAPTCHA.

Continuando la navigazione su questo sito web acconsenti all'utilizzo di cookies. Per maggiori informazioni consulta la Cookie Policy

The cookie settings on this website are set to "allow cookies" to give you the best browsing experience possible. If you continue to use this website without changing your cookie settings or you click "Accept" below then you are consenting to this.

Close

_<_ _R_