Carla dal Forno – You Know What It’s Like (Blackest Ever Black, 2016)

 

Di futon berlinesi e altre storie

Opportunamente segnalata già mesi addietro dalla nostra attentissima redazione, in persona dell’impareggiabile Franza, Carla dal Forno mi ha incuriosita a tal punto da spingermi a inaugurare con lei questo 2017.

Complice una ritrovata scrivania nel mio nuovo appartamento milanese e l’imminenza del live della suddetta artista, che si esibirà il prossimo 26 gennaio allo Standars, ho deciso di prestarle più di un ascolto, e analizzare il materiale video diffuso ad oggi per trarne qualche riflessione.

Andando oltre il pregiudizio, instillato fin da subito da un’estetica fin troppo studiata e da un citazionismo oltremodo spinto (ovunque riecheggia Nico, senza neanche far troppo mistero di sé), ho voluto farmela riuscire simpatica questa australiana di origini italiane. Forse perché suona una musica che saprei suonare anch’io; forse perché fondamentalmente trovo le sue ambientazioni affini al mio gusto e al mio background (che è quello di molti, tra l’altro), e posso quindi prescindere dal metadiscorso su quanto siano o non siano furbette le sue intenzioni. Forse perché, diamine, se ci piace, va bene così. E Carla dal Forno ci piace, decisamente.

Un pò vergine suicida, un pò Laura Palmer.

E va bene, non si è inventata niente. Ha fatto un bel compitino senza errori e nulla più. Ha messo il bel visino sul disco e sbandierato la sua autocompiaciuta promiscuità in un video (“You Know what It’s Like”), pensato appositamente per titillare il voyeurismo di noialtri. Ma ribadisco: se il risultato è un prodotto di qualità, suggestivo e anche piacevolmente conturbante, perché farla troppo lunga? L’ha ingarrata, come dicono dalle mie parti. Vale a dire: ha messo a segno un bel tiro, non c’è altro da eccepire.

Nove brani oscuri e minimali per questo suo “You Know what It’s Like”, alla perenne ricerca di suggestioni melodiche che finiscono per galleggiare, rarefacendosi, su texture dalla marcata impronta cupa, talora persino un po’ morbosa. Oscillando tra ambient e psichedelia, all’occorenza chiamando a raccolta lo strumentario dark wave vecchia scuola, compresa la vocalità monocorde che la erige a “sirena fantasma” dell’elettronica contemporanea, stupisce la padronanza nel creare ben precise scenografie,entro cui si muove con ammirevole perizia, e persino un pizzico d’insolenza.

Meritevoli di segnalazione, oltre al già citato “You Know what It’s Like”, i primi due singoli “Fast Moving Cars” e “What you gonna do now?”, intrisi di Berlino sotterranea; i fulminanti viaggi psichedelici di “Italian Cinema” e le chiusure iper-ambientali di “Dragon Breath” e “The Same Reply”.

Insomma un buonissimo disco, uscito in coda all’anno vecchio, da ascoltare e riascoltare in questo 2017, così da  farsi anche venire voglia di sentirlo dal vivo.

[sette]

Di seguito le prossime date italiane: prendete nota!

25 gennaio 2017
Roma (Roma), Black Market
26 gennaio 2017
Milano (MI), Standards
27 gennaio 2017
Udine (UD), Visionario
28 gennaio 2017
Bologna (BO), Covo Club

 

Autore dell'articolo: Valentina Zona

"Ciascuno è tanto più autentico, quanto più assomiglia all'idea che ha sognato di se stesso". Ovviamente non è mia.

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