Calcutta – Evergreen (La Bomba Dischi, 2018)

Ci hanno ucciso. Calcutta, i The Giornalisti, Motta, Coez, Gazzelle e compagnia bella itpop. Ma più di tutti ci ha ucciso Calcutta, con il suo minuscolo e importuno io narrante sempre più teso a un’oggettività raffiuna e a una essenzialità espressiva demagogica, con cui si può certo analizzare e raccontare il mondo, se il mondo è oggi un giudizio affrettato, relativo e insieme assoluto, dove tutto è gioco di parole o scenario vacuo da tappezzare con hashtag dolceamari, su una realtà che sfugge con disagio, incanto, stupore e rimpianto con tutte quelle piccole, insignificanti cose di cui è composta. Le canzoni di “Evergreen” vivacchiano grazie ai testi basati sull’accumulo di dettagli divertenti e su una lista di riferimenti ultra-quotidiani, dalla tachipirina alla felpa col cappuccio, dall’oroscopo alla tv nazional-popolare, da vecchi bomber di provincia al mangiare il pesto col buio… Ma musicalmente Calcutta sembra essere peggiorato. Nel suo terzo disco non ci sono idee e non c’è reale direzione poetica strumentale. Quasi sempre si cede con opportunismo e falso criticismo al pop che più pop non c’è: l’antico, tremendo pop italiano, quel minimo comune denominatore che rende indistinguibili certi pezzi di Vasco, De Gregori, Carboni, Tiromancino, Zero e Audio2. Calcutta finge di intervenire con coraggio su una materia che non gli appartiene e che lo sovrasta continuamente. La sua canzone d’autore è libera di dire, ma la sua voce è normalizzata, annacquata in un brodo scialbissimo di folk-synth-minimal-blues incapace di sofisticazioni melodiche e di slanci ritmici originali.

Qualora si dovesse sul serio prendere il songwriting di Calcutta quale esempio di qualità e maturità dell’indie all’italiana, ci toccherebbe allora ammettere che il livello generale non è mai stato così basso. Sembrano spariti anche i ritornelli coinvolgenti, grettissimi e romantici che in “Mainstream” ci fecero sorridere o incazzare d’invidia. Calcutta c’è rimasto sotto, all’ideale dell’easy. E così lo abbiamo perso. Speriamo per sempre.

[tre]

 

Autore dell'articolo: La Giustizia

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