Blood Orange – Negro Swan (Domino, 2018)

C’è la voce della giornalista e attivista transgender Janet Mock a sottolineare, pezzo dopo pezzo, il valore del tenore narrativo di “Negro Swan”, il nuovo album di Blood Orange. Il senso espressivo dell’opera è fortemente identitario e storico. Si ragiona sul passato di chiusura, esclusione e incoscienza che caratterizzò la vita di moltissimi individui marginalizzati (neri, chicani, gay, trans) negli anni ’80 e ’90, nelle periferie delle grandi metropoli (nel caso specifico NY). La musica sotto queste storie si presenta come un confuso e doloroso confronto con il passato mitizzato e spaventoso, fatto di ricordi spezzati e traumi insuperati, e uno sguardo critico rivolto al presente, spersonalizzante, illusorio e contaminato dalla superficialità. Le melodie trattengono la propria forza, scegliendo quasi sempre un’apparenza chiaroscurale, il ritmo invece punta all’essenzialità del vecchio funk, in veste più analogica o completamente elettronica, senza disdegnare tuffi all’indietro nell’hip hop o a pesce nell’R&B contemporaneo, nel soul plastico di Prince, nella dance degli Chic e nella black music all’inglese di Bowie.

L’influenza più chiara e più decisa nella struttura dei pezzi è di natura commerciale. Pur nella sua ricostruzione raffinata, critica e talvolta introversa, Blood Orange cerca di comporre e suonare la musica pop degli anni ’80 con la quale è cresciuto. Poi, con tutti i collaboratori di livello chiamati a dare corpo e profondità alle bozze del cantautore, gli arrangiamenti diventano più vari e schizofrenici. Se chiami Puff Daddy e la rapper Tei Shici a mettere la voce su “Hope”, già sai di dover traghettare una canzone di impianto alternative-pop in un rap imperprodotto ed erotico oltre i limiti del tollerabile. Altrove succede che una nenia quasi psichedelica si trasformi in un funky-soul jacksoniano e digitale (“Charcoal Baby”), un gospel dialoghi con la vecchia elettronica della Warp, l’ambient e il cool jazz (“Jewelry”), oppure che un pezzo costruito su pedalini di distorsione diventi ossessivo R&B robotico con una drum machine superminimale e voci processate. La lunga lista degli ospiti continua, brano dopo brano, a diversificare il tono dell’album, con Aaron Maine, Kelsey Lu, ASAP Rocky, Ian Isiah, Amandla Stenberg, BEA1991, Eva Tolkin, Fai Khadra e Caroline Polachek che mettono la voce; Jason Arce ai fiati, Austin Williamson dei Onyx Collective alla batteria, Steve Lacy del collettivo The Internet e tanti altri… “Negro Swan” è un collage di idee e prospettive in bilico tra reazione e rivoluzione, con una natura sentimentale, intima, contrastrata da parole velenose e arraggiamenti più aggressivi. Così deve andare, perché il pop contemporaneo è un gran casino.

[setteemezzo]

Autore dell'articolo: Giuseppe Franza

cose che mi piacciono: cocacola, nietzsche pre-crepuscolo degli idoli, sonic youth, goleador (alla cocacola), céline, mario bava, controriforma, hegel, le anime morte, penne staedtler permanent, giambattista basile, segnalazioni cinematografiche del centro cattolico, the stooges...

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