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Antony & The Johnsons – Cut The World (Rough Trade, 2012)

Antony & The JohnsonsAntony (con i suoi Johnsons) incontra la musica sinfonica. E il risultato è prevedibilmente incantevole. C’è stato un tour europeo dove il cantautore si è messo a dialogare con diverse orchestre e il settembre scorso è stato registrato il live di Copenhagen, insieme alla Danish National Chamber Music… Gente impeccabile e ottimamente diretta.  La sorpresa qui è il modo in cui Antony Hegarty si mette al servizio della musica, adattando la sua personalissima voce al contesto cameratistico e orchestrale.

La registrazione, pulita e precisa, raccoglie brani famosi del repertorio antoniano più la titletrack, presa dal lavoro per lo spettacolo “The Life and Death of Marina Abramovic”. Il filo conduttore è, manco a dirlo, ecologico. Antony si è preso a cuore il futuro del nostro pianeta e da tempo miagola lamenti e invocazioni panteistiche, al limite dell’animismo. Al di là della volontà messianica, però, c’è la bellezza, inconfutabile, della musica e di canzoni già immortali, come “You Are My Sister”, “Criple & The Starfish”, “The Crying Light” ed “Epilepsy Is Dancing”… La veste sinfonica, come già accennato, non nuoce alla voce dell’artista. Non la penalizza. Anzi. Antony si fa strumento di contrappunto, accento e abbellimento cromatico, instaurando un rapporto maturo con la partitura e giocando di precisione. Se negli album di studio tutta la musica (ritmica compresa) ruotava intorno ai vortici canori di Antony, qui è il cantante a seguire il coro musicale… E tutto procede con grazia, voluttuoso romanticismo e ordine…

Chi ancora non si è avvicinato al lavoro della band ha quindi un’ottima occasione introduttiva. Gli appassionati e i fan godranno l’esperienza di un’ora di musica perfetta, di nuove vesti per pezzi sicuramente epici e tragicamente teatrali. Con quella voce e quello spirito per sbagliare un album si deve proprio impegnare… “for so long I’ve obeyed that feminine decree/ I’ve always contained your desire to hurt me/ but when will I turn and cut the world?/ My eyes are coral, absorbing your dreams/ my heart is a record of dangerous scenes/ my skin is a surface to push to extremes/ but when will I turn and cut the world?”

[settepiù]

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