Una news al giorno toglie il retore di torno…

Una news al giorno toglie il retore di torno...Escludendo webzine amatoriali, blog e pagine settoriali, tra i domini italiani sopravvivono almeno cinquanta siti che propongono news più o meno aggiornate sul mondo della musica. Alcuni di essi giocano sulla quantità, altri sulla specificità, altri ancora sulla velocità. Anche musicaddiction fa parte di questa mesta compagnia, ma non può certo dirsi in gara in nessuna delle categorie. Portiamo avanti e curiamo, in senso foscoliano, un fallimento: siamo nati e moriremo inattuali. Ma fallire significa provarci, e infatti non rinunciamo alla volontà di sistema.

Partecipiamo, in sub specie culturale, senza andare mai fino in fondo, alla frenesia del carpire le infinite e accessorie informazioni lanciate da artisti, uffici-stampa e fonti sempre più imprevedibili. Condividiamo notizie di dominio pubblico, inciuci musicali, fattarelli, insulti e scazzi tra musicisti, piegandoci, per scarso slancio atletico e opportunismo, alla malia della fruizione immediata e tranchant. Funziona così: si posta una foto, si aggiungono una o due frasi, tipo “è uscito il nuovo disco di Tizio su etichetta Caio e questo è il video firmato da Sempronio”, e sotto ci piazziamo l’embed di YouTube o Soundcloud… Così fan tutti, no? Chi con più precisione e zelo (gli altri), chi zoppicando (noi).

Ma la nostra particolare posizione, non esattamente funzionale e neppure pienamente alternativa, dipende forse da un’incapacità strutturale, o magari da un’istintiva resistenza culturale. Chi lo sa… Più probabilmente è solo pigrizia intellettuale. Credetemi, schierarsi concettualmente, anche in queste sciocchezze, è un peso che non vale la pena sperimentare. Meglio parlare di sentimenti e risolverla con una bella frase a effetto, tipo che è tutto nebuloso, che è impossibile capire, che non vi è risposta razionale. Chiedetemi perché scrivo su questo sito. Risponderò: ma che ne so…

L’inconsapevolezza salverà il mondo.

articoli_su_mondo_beatPrima della fine di ogni stimolo c’è l’inconcluso, il punto ideale in cui si misura la potenza dello slancio iniziale e la tenuta della volontà di fronte alla contingenza. In questo punto fisicamente e geometricamente indefinito si scorgono i primi risultati, le profondità prospettiche dei significati reali, e si traggono alcune inevitabili conclusioni. Da quasi cinque anni dedico almeno mezz’ora al giorno a musicaddiction. Non scrivo più come prima. Non ne ho il tempo, la forza o forse la voglia. Eppure, ogni santo giorno ci torno (volentieri o con un distacco reattivo tipo quello che spinge il pensionato a comprarsi il corriere dello sport o la settimana enigmista), mi metto a cercare notizie su siti musicali, leggo di nuovi album, nuovi gruppi, nuove tendenze, e cerco di riproporne distrattamente qualche frammento su questo spazio. Mi adeguo alla mania dell’aggiornamento, al potere del pettegolezzo, alla sindrome dell’f5. Come già detto, lo fanno tutte le webzine o quasi, anche se non ce n’è alcun bisogno. Chi vuole tenersi aggiornato sulle nuove uscite, sul gossip indie e sulle mode dentro e fuori l’alternativa pop sa di poter trovare tutto ciò che può desiderare su pitchfork, stereogum, tinymixtapes, thefactmag e via scemando. Per quale motivo mi ostino dunque a riproporre una selezione della selezione di notizie su musicaddiction? Anche qui potrei invocare l’inconsapevolezza, l’assurdità paranoide dei passatempi. Ma c’è di più. La cosa non mi pesa ma non sono sempre contento. A volte ripenso a quello che ho scritto e mi pento, altre volte guardo con orrore al tempo (che proprio non ho) perso e spesso mi sento ridicolo. Ma tempo sprecato per tempo sprecato, come minimo dovevo spendere qualche altro minuto per pensarci su. E non conosco altro modo per farlo ordinatamente se non scrivendo. Ho deciso quindi di stendere un pezzo sulle notizie musicali, per parlare di chi scrive di musica senza scrivere di musica (perché la news altro non è che una didascalia asettica da applicare su un fatto o un contenuto da condividere). Mi è venuto in mente qualche sera fa mentre Enzo, la persona che programma e amministra il sito, mi aggiornava sul numero di visitatori e sulle tendenze di lettura… A un certo punto, mentre era già passato a spiegarmi il suo lavoro ufficiale in laboratorio con un DNA a forma di pisello, ho capito che su musicaddiction non pubblichiamo news per informare. Sarebbe presuntuoso, inutile e antipatico. E non lo facciamo neanche per conquistare click e visite, visto che i risultati di googleads dicono l’opposto… Di veicolare gusti o prospettive manco a parlarne. Il sottobosco musicale è una fogna di vermi individualisti che sopravvivono rubando briciole di attenzione dovunque capita, una specie amorfa, invertebrata, senza habitat, ruoli e coscienza di gruppo. Cosa allora? Alla base di un contenuto tanto impersonale come la scrittura di una news c’è qualcosa di personale. Innanzitutto ci fa specie vedere la nostra pagina vuota, poco aggiornata, immobile… e in preda all’horror vacui la carichiamo il più possibile, o quanto basta per produrre un’illusione di vita. Privilegiamo recensioni e retrospettive… I preziosi collaboratori (di cui siamo molto gelosi) incontrati in questi anni ci garantiscono sguardi eterogenei e interessanti, donandoci a costo zero un impegno commovente. Ma cerchiamo di aprire e dedicare spazio anche alle notizie. Ed è uno stress. Un calvario. Uno sforzo improduttivo da tutti i punti di vista. Eppure continuiamo. Perché siamo pura velleità. Perché ci adattiamo. Perché è facile… Tutto questo. Ma non solo e non in pieno. La discriminante? Ciò che ci spinge in questa folle, triste e inutile corsa all’aggiornamento è la volontà di continuare a partecipare alla musica come fenomeno storico e sociale, prolungare con metodo asistematico e artificiale un interesse praticamente estinto.

La notizia è una tacita prescrizione quotidiana che mi obbliga al confronto, seppure superficiale, con i nuovi nomi e i fatti contemporanei di una cultura pop mai così estroversa, chiacchierona e chiacchierata. Il mistero, che un tempo ammantava gli eroi e gli antieroi del rock, è un fragile espediente cinicamente usato dal marketing quando conviene. Tutto è disponibile, condivisibile, conoscibile, approfondibile, fino alle più assurde conseguenze. La musica diventa espressione mediatica legata a pose, dichiarazioni, rumors e confronti pubblici. E il fan attuale vuole e capisce solo questo tipo di sistema. La vita del musicista non suona ma parla. Un sito che desidera raccontare la musica deve per forza adattarsi al costume imperante, dunque evitare di scrivere di musica. L’alternativa sarebbe dedicarsi esclusivamente alla critica e agli approfondimenti, perdendo di vista o ignorando deliberatamente ogni accidente transeunte (il gruppo dei Tizi che esce con un album a sorpresa scaricabile su SoundCloud, il cantante Caio che litiga sui social con il chitarrista Tiberio, l’artista Sempronio che condivide su YouTube un nuovo live…). Si può fare, ma sarebbe pregiudiziale e un po’ arrogante. La velleità di base di quella velleità particolare che rappresentiamo è comunicare. Certo, lo si può fare anche centellinando le argomentazioni o espandendole al massimo, frequentando pochi contenuti e parlando a bassa voce. Ma a cosa servirebbe? Non temiamo la mancanza di risonanza. Semmai il contrario. Se non riusciamo a raggiungere cifre oggettive di chiarezza e semplicità, è comunque evidente la ricerca di mediocrità, perché è questo che possiamo permetterci e che maggiormente desideriamo. La retorica, quella vera, è un ponte tra chi dice e chi accoglie le parole. Ci vuole una mediazione. Ce ne vogliono tre. Una alla base, una in mezzo e una alla fine. Ma un atteggiamento di questo tipo appartiene solo indirettamente al mondo dell’editoria e della critica musicale. C’è fin troppa prosopopea, dal vecchio sciamano del punk ’77 che combatte l’andropausa con i dischi dei The Clash, all’improvvisato semianalfabeta, dal nerd borioso persuaso della propria sensibilità mai conscia dell’antitesi dialettica, a quello che sotto sotto crede ancora di poter diventare famoso o di farci i soldi. Il recensore è misura di tutte le cose. Il pubblico si adatta o più spesso ignora. La news, secca, pulita (mica sempre), immediata, risolve il problema alla radice. Si lancia un contenuto e tanto basta, lasciando partecipare il pubblico nella stessa misura in cui si è partecipato a ciò che è stato condiviso (ecco il giornalismo partecipativo!). Titolo, notizia, link. Nessun giudizio di valore, alcuna trasgressione all’ideale scettico.

ciaoNon sono mai stato un amante dei dati, neppure uno da breviario o conoscenza sistematica dell’universo rock. Conosco ciò che mi piace e che più o meno consapevolmente ho incontrato nella mia storia di ascoltatore. Non sono incline alla ricerca avventurosa, né alla cultura trasversale. Da tempo, poi, ho definitivamente esaurito entusiasmo nei confronti della produzione pop, indie, alternativa, accademica e underground. Nessun gruppo mi stupisce né mi conquista. Non frequento concerti, quando incontro qualcuno che mi parla di musica, il più delle volte, mi viene da vomitare, non ho rinnovato l’abbonamento con il mio mensile di informazione rock di elezione, non mi preoccupo più dell’acustica delle casse del pc e non compro un cd da almeno due anni (gli lp li tratto come feticcio estetico, mi basta averli fisicamente, sapere che sono lì, pronti per quando avrò bisogno di farli suonare). Tutto ciò dipende molto probabilmente dalle vecchiaia, dall’aridità sentimentale tipica della maturità o da una delusione morale nei confronti della musica in generale: una passione per cui ho speso pensiero, sentimento, tempo e forza senza nessun ritorno in termini di arricchimento spirituale, morale, materiale… Di fatto continuo ad occuparmene con esausta benevolenza e rispettosa antipatia, come si fa con un amore mal risolto o una remora. Continuo a scriverne, leggerne e ascoltare. Anche forzatamente. Una voce interiore chiara e annoiata continua a suggerirmi che la musica è una stronzata sopravvalutata… Comprendo appieno di essere ancora legato sentimentalmente a una realtà che non riesco più a giustificare e concepire razionalmente. Dopotutto sono un 1981 in un mondo di figli del 2000… Quello che succede a livello musicale e sociale è fuori dalla mia sensibilità, lontano dai miei interessi. Ma nulla è più pervasivo del gossip, della notizia e dell’aggiornamento a tutti i costi. E anche la musica risente di questa trasvalutazione effettiva. Per questo continuerò, continueremo, a prolungare la nostra adolescenza finché ci sarà il tempo e ci sarà la forza di giocare con l’informazione musicale, scegliendo di riproporre in modo frammentario, deliberato e parziale quello che potrebbe interessarci in modo esteso e in modo lapidario, con gli articoli e con le notizie. Nel caso più fortunato potrebbe uscirne fuori una direzione. Nel peggiore, una stronzata. Di sicuro non ci stiamo giocando l’integrità morale né vendendo l’anima. Si fa così, e noi ci adeguiamo con le dovute inibizioni dovute a limiti mentali e strutturali. Perdiamo tempo, sì. Vuol dire che sotto sotto ci piace. Un giorno arriverà lo stimolo per chiudere tutto o dedicarsi con profitto a ciò che davvero vogliamo o dovremmo, riuscendo magari a costruire qualcosa di unico, profondo, un sito che assomiglia all’ideale sepolto nell’inconscio, scevro da ogni condizionamento (diktat del gossip incluso) ma fino ad allora ben vengano altre notizie da nessuna parte.

Autore dell'articolo: Giuseppe Franza

cose che mi piacciono: cocacola, nietzsche pre-crepuscolo degli idoli, sonic youth, goleador (alla cocacola), céline, mario bava, controriforma, hegel, le anime morte, penne staedtler permanent, giambattista basile, segnalazioni cinematografiche del centro cattolico, the stooges...

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