Rumore cerebrale, come far suonare la mente

Rumore cerebrale, come far suonare la menteGià da qualche decennio compositori d’avanguardia, ricercatori e sound-artist stanno cercando di produrre promuovere musica carpita dalle onde cerebrali. Niente di così strano, o troppo futuristico… L’operazione riesce, e senza intoppi tecnici. La scienza sa tradurre gli impulsi mentali in onde grafiche e immagini analizzabili e i tecnici specializzati in neurologia sanno in che modo il cervello umano reagisce alla musica (quali sono gli emisferi e le zone che il suono investe, quali centri del piacere vengono attivati, nonostante la natura sostanzialmente “astratta” dei suoni stessi, ossia scollegata da bisogni biologici essenziali come il sesso o la fame). Pare dunque arrivato il tempo di spostare tutte queste conoscenze e opportunità in campo sonoro, per vedere (in galleria o in sala concerto) l’effetto che fa. Ci sono una decina di produttori che stanno creando e commercializzando “strumenti” per far suonare la mente e tanti artisti che si attaccano in fronte elettrodi, ventose di trasmissione elettroencelofalografiche, pick-up speciali e apparecchi di tomografia a emissione di positroni per ricavare suoni dai pensieri…

I primi artisti a lavorare su questa roba appartengono alla ricerca colta. I pionieri sono stati, per esempio, Pierre Henry con la sua Cortical Art negli anni ’70 e lo sperimentatore americano Alvin Lucier con “Music for Solo Performer” del 1965 e “Music for Alpha Waves” del 1989… Esperimenti timidi e poco incisivi, ma che, come si dice, hanno aperto una strada: il solitario e meditabondo sentiero cieco della ricerca della musica cerebrale.

Nel 2009 a Plymouth è nata la prima applicazione prettamente musicale del progetto BCI (Brain Computer Interface), un sistema che permette il controllo di diversi macchinari con la forza del pensiero, studiato inizialmente per agevolare le persone disabili nella pratica quotidiana. L’iniziativa ha preso il nome di Future Music Lab e ha generato un’interfaccia tra cervello e computer adatta a (ri)creare musica direttamente con la mente. Ciò è possibile grazie alla tecnologia degli elettroencefalogrammi, ossia all’utilizzo analogico delle elettriche prodotte dal cervello. Riconoscendo l’intensità e le variazioni qualitative di queste onde, il dispositivo coglie i ruoli generativi associati all’attività delle differenti bande di frequenza dello spettro del segnale iniziale. Per cominciare c’è bisogno di una speciale cuffia chiamata “brain-cup”, dotata di elettrodi per captare le onde alpha e beta del cervello umano. Una volta intercettate, le onde vengono decodificate e trasformate in musica. In pratica, indossate le cuffie, non si deve far altro che rilassarsi e pensare a una successione di note in scansione ritmica che verrà poi registrata ed eseguita dal software.

Nello stesso periodo Robert Schneider, il chitarrista degli The Apples in Stereo, ha ideato il Teletron, un sintetizzatore che si controlla con la forza della mente. L’invenzione è nata unendo un giocattolo della Mattel (il MindFlex, un apparecchio che permette di guidare una pallina lungo un percorso a ostacoli usando le onde cerebrali catturate da una cuffia per elettroencefalogramma) e un synth Moog. Schneider ha staccato il dispositivo che lega la cuffia al ventilatore e lo ha collegato all’ingresso pitch del sintetizzatore, ottenendo un suono più o meno acuto a seconda dell’intensità di pensiero… Più la mente è sgombra, più il segnale è forte dal punto di vista ritmico, dunque riconoscibile e traducibile.

Tre anni fa il musicista giapponese Masaki Batoh ha congeniato un casco, chiamato BPM (Brain Pulse Music) Machine, in grado di carpire e trasmettere le proprie onde cerebrali fino un dispositivo che trasforma le frequenze in suono. Il funzionamento del BPM è abbastanza intuitivo: sfrutta le onde del cervello e le trasforma in input grafici decodificabili da un sintetizzatore o da un software di manipolazione del suono. Il cervello, infatti, produce diversi tipi di onde, da quelle alpha alle beta, dalle delta (tipiche del sonno profondo) a quelle theta (riconoscibili nella fase REM), fino alle onde gamma (presenti negli stati di tensione ed estrema concentrazione). Onde che tradotte in integrali possono essere accostate al valore grafico di un suono, o più in generale di un rumore, da cui l’artista parte per creare brani audio. Il risultato lo trovate nel disco di Batoh intitolato “Brain Pulse Music”, uscito nel 2012 per Drag City.

Sul versante arty, il nome più in vista è quello della performer Lisa Park, aka Eunoia, che produce musica tra bacinelle d’acqua, indossando un kimono meditativo e un casco NeuroSky. Le onde cerebrali della performer risuonano attraverso il casco e vibrano graficamente nell’acqua contenuta nelle vaschette.

Il fenomeno dello sfruttamento sonoro dell’elettroencefalografia non ha, quindi, più nulla di fantascientifico ed è possibile acquistare caschi, bande e cuffiette per la traduzione dell’input cerebrale da ditte specializzate (come Neurosky, iWinks e Emotiv) spendendo dai 500 ai 10.000 euro. Trovato lo strumento ci vuole però la tecnica. Non è facile far suonare il cervello o, meglio, bisogna prima allenarsi spiritualmente e capire come gestire e rilassare il pensiero. Batoh parla per esempio di meditazione buddhista, Henry chiamava in causa la trascendenza e il sogno… Di norma il risultato è vicino al noise e alla musica drone.

Si è più volte accennato al fatto che questi esperimenti necessitano di pensiero rilassato, mente sgombra… Ma facciamo un passo indietro. Il cervello è una sfoglia di cipolla, recita un detto napoletano… Ma è anche una complicatissima architettura barocca, che qualcuno ha paragonato a una metropoli sovraffollata. Una città che non dorme mai e continua a lavorare, consumare e produrre no-stop. Pure quando dormiamo la mente fatica, come una bottega sempre aperta e in piena attività. Ricordate cosa succedeva ai tempi della scuola con le poesie? Ci si coricava pieni di ansia perché il sonetto di Leopardi non era stato imparato per bene, poi di mattina si scopriva che la mente aveva fatto da sola: durante la notte le informazioni retoriche e rimiche erano state elaborate e trasformate in memoria. Succede di continuo… Anche quando sono chiusi gli occhi seguitano a guardare, ossia a tradurre impulsi e a far lavorare il nervo ottico, generando immagini, spesso spontanee, lontane cioè dal vincolo fenomenico della realtà sensibile. La mente in coma, in assoluta meditazione e stanca fa lo stesso: si muove spontaneamente e produce impulsi caotici, liberi, rumorosi. Il cervello fa rumore? In un certo senso sì, ma soprattutto quando non è distratto da ragionamenti, congetture o decodificazioni di stimoli esterni pervasivi. Chi ha analizzato la successione temporale e grafica, quindi ritmica, dell’attività neuronale spontanea ha ritrovato una struttura probabilistica che richiama da vicino quella del rumore. Su questo sito parliamo molto spesso di rumore, è una forma espressiva che ci piace, che colleghiamo a una ricerca più completa delle possibilità comunicative umane, ma la teoria musicale accetta ancora con fatica tali presupposti e si è soliti definire un suono proprio come il contrario di un rumore. Il fatto è che l’armonia dei rapporti fissi, da sola, non può musicare la vita. Lo spazio sistemato e limitato di note e accordi ridimensiona enormemente la gamma espressiva dell’estetica musicale… Ma cosa si intende in generale per rumore? Un disturbo che altera la trasmissione e la comunicazione di onde radio, una scarica nervosa non diretta o sistemata, quindi fuori dal segno e dall’omologazione dei comportamenti istituzionalizzati.

Rumore cerebrale, come far suonare la menteIl rumore è puro caso, combinazione libera e configurazione non configurata del suono. Il fatto che i pensieri logici e razionali procedano secondo un ritmo preciso, quasi monocorde, dona loro una sorta di armonia assai affascinante, ma del tutto lontana dalla sistemazione di intensità, qualità e quantità che chiamiamo nota o contenuto musicale. Bisogna dunque stare attenti all’estrema concentrazione che, di fatto, zittisce il cervello… In verità, anche nell’ordine razionale della coscienza, l’armonia della mente assomiglia più al rumore, ma le combinazioni sono meno libere e sviluppate di quanto possano esserlo nella spontaneità dell’incoscienza o del dormiveglia, quando la risonanza è tanto articolata quanto rumorosa. Questo succede perché nei momenti di pausa o abbandono la materia grigia offre più spazio fisico all’attività spontanea. Paragonando la mente a una corda da far risuonare, abbiamo bisogno di spazio perché il suono possa vibrare, svilupparsi e crescere come tensione… Più le vie della metropoli cerebrale sono vuote più l’impulso è libero di andare dove vuole, sopra, sotto e oltre il limite del pentagramma, quindi di crescere e creare energia. Senza il rumore cerebrale mancherebbe dunque la sperimentazione, la fantasia, e non solo nel momento artificiale della traduzione dell’impulso tramite elettrodi… Qualsiasi pensiero creativo nasce da questo rumore naturale. Un ronzio amplificabile in cui è nascosto il segreto dell’intelligenza, il legame con la vita naturale e spontanea.

Gli avanguardisti che fanno suonare la mente dovrebbero quindi comprendere quanto sia importante non strutturare troppo il pensiero prima dell’esperimento. E, soprattutto, che non conviene ancora eliminare il medium manuale e fisico. L’ulteriore traduzione, dalla mente alle mani, consente altre combinazioni, ennesimo spazio, e dunque nuove possibilità di trasmissione e interruzione di trasmissione che donano al mondo splendidi rumori.

Mana Spotlight: Lisa Park & Eunoia II from Mana Contemporary on Vimeo.

Autore dell'articolo: Giuseppe Franza

cose che mi piacciono: cocacola, nietzsche pre-crepuscolo degli idoli, sonic youth, goleador (alla cocacola), céline, mario bava, controriforma, hegel, le anime morte, penne staedtler permanent, giambattista basile, segnalazioni cinematografiche del centro cattolico, the stooges...

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Completa la seguente equazione (anti-spam) * Time limit is exhausted. Please reload CAPTCHA.