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Provocante in che senso? Dal pop al sex-pop…

Provocante in che senso? Dal pop al sex-pop...La musica pop è una strana forma di provocazione, da sempre audace nelle forme esteriori e accattivanti dell’appariscenza, ma meno coraggiosa in termini di sostanza e di messaggio. Più passano gli anni e più il pro-vocare della musica si consolida nello showbusiness limitandosi al provocante (e meno al provocatorio), cioè a un carattere dominato da sensualità e sessualità, perciò sempre meno artistico o musicale. Niente di assurdo, no? Dall’inizio della sua storia, il fenomeno pop è, senza dubbio, strettamente collegato al divismo e alla bella parvenza. Fin dal primo Novecento i cantanti, i grandi solisti jazz e pure le star della canzonetta hanno conquistato il pubblico perché ritenuti in qualche modo individui affascinanti e sexy, prima solo attraverso la voce, poi anche attraverso la presenza scenica. Tutti, ma proprio tutti, anche quelli bruttini e quelle un po’ più cozze, hanno cercato di attrarre gli ammiratori con l’attitudine sensuale. Anche Nilla Pizzi, a modo suo, conquistava il fan con note suadenti e vestiti un pochino pochino attillati. Ma dalla Pizzi a Lady Gaga la distanza non è soltanto temporale. Non si può allora parlare di una semplice evoluzione dei costumi, oppure di un’esasperazione naturale che viene dalla maggiore libertà mentale della società attuale.

elvisIl rock nasce come musica sensuale. Per questa ragione fu subito odiato da benpensanti, tradizionalisti e religiosi. Il ritmo di questa musica era fatto per ballare, far intuire le curve (nel caso delle ragazze) e muovere il bacino (nel caso dei ragazzi). Le melodie rubavano spunti dalle scale più suadenti del blues e le mischiavano con gli accenti più duri e sfrontati del soul o del rhythm and blues. I primi esponenti del rockabilly come Elvis Presley, Larry Williams, Jelly Lewis, Wanda Jackson, furono tutti e tutte icone sexy. Le giovani del rockabilly erano orgogliose quanto facili. Non perdevano occasione per sfoggiare la propria sensualità, le generose curve, dopo gli stenti e la relativa magrezza della guerra… I ragazzi tornavano a pensare al divertimento, alla vita e ai valori positivi della bellezza e del corteggiamento. Per questo la musica rock popolare fu immediatamente associata ad atteggiamenti sessuali. Era d’altronde ciò che il pubblico chiedeva. Eppure l’offerta non si limitava al riferimento erotico. Spogliarsi, parlare di sesso e rivendicare libertà sessuale significava esprimere un bisogno di libertà più ampio e profondo. Era uno sfogo per generazioni abituate o costrette al pudore, ai ruoli fissi della tradizione e al modello cupo e accollato imposto dai genitori. I Beatles erano considerati sexy e si preoccupavano del loro look, ma non si fermavano soltanto a quello. Il loro fascino partiva dalla musica e dopo, o contemporaneamente, si trasformava in avvenenza e sensualità, quindi in calcolo esteriore e sfruttamento commerciale del divismo. Lo stesso discorso vale per Elvis, Dylan e Morrison.

Anche i Rolling Stones sono stati un gruppo di sex symbol, ragazzi carini e dal visino maledetto che hanno giocato moltissimo con argomenti esplicitamente sessuali. Finché la provocazione accessoria non è diventata la loro unica possibilità di comunicare e vendere. Quando le idee rivoluzionarie degli anni ’60 si esaurirono e la band non seppe più farsi portavoce del ribellismo, dei sogni e dei bisogni della gioventù mondiale, Jagger e amici si gettarono senza troppi scrupoli nell’erotismo dichiarato, con brani sempre più scollati e morbosi. L’apice giunse con un disco intitolato “Black and Blue“, sponsorizzato con l’immagine di una modella piena di lividi, legata ai polsi e con gambe divaricate, che sorridente dichiarava “io amo i lividi e mi piacciono un sacco i Rolling Stones”.

Qualcosa era in effetti cambiato con l’avvento del glam. Fu l’epoca in cui i cantanti puntarono di più sull’aspetto e sugli atteggiamenti scenici, trasformando il live in uno show provocatorio e ambiguo. Bowie era l’androgino che piaceva a maschi e donne. Bolan, il bello e maledetto che stimolava la libido degli adolescenti con lustrini, tute attillate e sospiri effemminati. Bryan Ferry, invece, faceva il dandy decadente. Ma la provocazione dei glam era sia frivolezza sia contenuto, una manifestazione di libertà assoluta che prevedeva ironia, divismo e anticonformismo. Un gesto di rottura e di disimpegno che esasperava le conquiste e le emancipazioni sessuali del ’68 e le trasformava in trasgressione e intrattenimento. Un apice ma anche un punto di non ritorno. Così, a metà degli anni ’70 il rock, il pop e la black music si ridussero a ricerca ossessiva di stravaganza ed eccesso. Le provocazioni sessuali di Velvet Underground, David Bowie, Frank Zappa e Blondie furono prese a modello e rese sfacciate da tutti i gruppi a venire, ma anche dagli ispiratori stessi, come nel caso di Lou Reed, Zappa e Blondie. Tutto appariva allora forse normale e legato al benessere crescente. Come un libero sfogo edonistico ed esibizionista di un mondo più ricco e giovane. In realtà il pop stava diventando un’ostentazione senza senso. Con la fine del glam, quando il pop cercò spunti fuori dal rock, guardando al soul americano e alla nascente disco music, la questione era ormai chiara. Il sesso era il principio e il fine dichiarato, il tema principale della ricerca, sia in contesto etero che gay. Non c’era più nulla da conquistare, nessun tabu da sconfiggere: il sesso era diventato un carattere permanente della musica, un riferimento fondamentale. Anche nel rock si continuò a provocare sfruttando al massimo gli eccessi sessuali e l’esposizione del corpo. Alcuni di quegli aspetti portati al successo da David Bowie e Iggy Pop trovarono per esempio continuazione con i look aggressivi e scandalosi del punk e della dark music. Penso soprattutto ai Sex Pistols e ai Siouxsie and the Banshees.

madonnaPoi noi donne, noi povere ragazze, siamo state risucchiate dal trend. Madonna, prima di tutte. La cantante senza voce di Bay City, che partiva pure dal punk, aveva infatti subito capito l’andazzo: scoprire il corpo, mimare posizioni sessuali sul palco, vende e attira di più di qualsiasi talento musicale. Da allora il suo discorso nella pop music è stato totalmente piegato a motivi di dress-style ed erotismo sempre più sfacciato. Dopo Lady Veronica Ciccone tutti negli anni ’80 provarono a vendere senza inibizioni il sesso sul mercato musicale. Prince, Michael Jackson, Duran Duran e Janet Jackson… Parallelamente, però, cresceva anche la spettacolarizzazione dell’omosessualità. Prima in maniera più velata con la dance music, poi in modo più aggressivo tramite le esperienze delle Labelle, dei volgarissimi Tubes, dei macchiettistici Village People, Wendy O. Williams, Boy George e Right Said Fred.

Oggi spopolano Miley Cyrus (prima conosciuta come Hanna Montana, piccola stella dell’industria Disney), Rihanna, Jennifer Lopez, Beyoncé, Shakira, Katy Perry e Kesha. Interpreti di un pop dai confini imprecisi caratterizzato principalmente dalla risonanza mediatica e dal grado di sensualità espresso nei video musicali, nei selfie su Twitter o Instagram e nelle comparsate televisive. Le ultime canzoni portate alla ribalta da queste artiste sono tutte, ma proprio tutte, studiate per accompagnare balletti sexy e movenze erotiche. Nel video-bomba del 2013 “Wrencking Ball“, Miley Cyrus lecca il celebre martello e si dondola nuda, ma con un paio di dr. Martens, su una palla demolitrice. Durante un concerto ha baciato sulle labbra Katy Perry, l’autrice della hit “I Kissed a Girl”, emulando il famoso precedente Madonna-Spears-Aguilera. Come se non bastasse, ultimamente, l’ex stellina della Disney si è portata il microfono all’altezza delle parti intime facendole “cantare” in playback.

Miley Cyrus Le provocazioni kitsch della Cyrus hanno attirato molte critiche sia dalle associazioni di genitori, sia da vari colleghi e colleghe cantanti e addetti ai lavori. Per esempio, una grossa polemica è scoppiata con la sua ultima apparizione ai Video Music Awards di MTV, quando si è presentata sul palco con un body surreale e stringatissimo e si è esibita in un twerk ormai storico. Cos’è il twerk? Un ballo in cui si fanno tremare le natiche in posizione da gallina pronta a deporre le uova, sdoganato a livello mainstream da Rihanna con il video di “Pour It Up” del 2013. E in questo la Cyrus, sia per caratteristiche morfologiche che abilità fisiche, pare essere una delle più dotate interpreti di colore bianco (c’è anche la polemica razziale: qualcuno la accusa di aver rubato e parodiato un ballo tipicamente nero…) La ragazza sta quindi sfruttando in tutti i modi possibili il suo corpo e non vuole dare ascolto alle critiche. Dice di voler esprimere la propria libertà. Ma siamo sicuri che stiamo parlando di libertà? A tutte le ragazze piace, entro certi limiti, provocare ed essere sensuali, e si comprende come una giovane star possa andare oltre e sfidare, anche per gioco, i vari tabu che restano da combattere. Però la realtà è molto diversa. Miley e le altre non esprimono nulla di realmente provocante. Non liberano se stesse e neppure aiutano il mondo della femminilità a emanciparsi. Non voglio dire che siano cattivi esempi ma stiamo lì. Sono forse solo vittime o complici incoscienti di un mercato che le vuole prede facili del voyeurismo contemporaneo. Cosa c’è di eccitante in un erotismo così calcato e calcolato? Cosa c’è di artistico o di creativo? Nulla. Sapete cosa c’è? Voglio usare una parola che non si usa più: c’è solo ipocrisia. Ma neppure questo è il problema. Non c’è bisogno di chiedere artisticità o coerenza alla musica pop. Primo perché la coerenza è diventata sinonimo di stupidità; secondo perché criticare espressioni sessuali o sensuali è da bigotti. La questione è, dunque, specificatamente femminile. Il modello estetico, se ha così importanza nella vita, deve avere anche una morale. E visto che lo spirito delle nuove generazioni è già stato calpestato dai tacchi dodici a spillo e velato da calze a rete, non credo si abbia bisogno di altra mercificazione. Forse c’è ancora spazio per l’immaginazione, per la crescita e l’evoluzione personale, nonostante gli esempi dominanti da strip club, che sembrano dettati da uomini bavosi, che di stile naturalmente non sanno niente. Dove sta il gusto delle donne? Perché cede senza combattere?

Il video più cliccato del 2014 è quello della collaborazione tra Shakira e Rihanna, ossia il singolo “Can’t Remember to Forget You” tratto dall’album “Shakira”. A oggi la clip ha raggiunto le 223.000.000 visualizzazioni su YouTube, senza contare le versioni estese, tagliate, alternative e apocrife. Tutti fan? No. Tutti guardoni o al massimo tutte aspiranti modelle, poseur e modaiole che vorrebbero emulare le due stelle del pop. Il contenuto del materiale verte esclusivamente su gesti lascivi, al limite del volgare, e inquadrature saffiche. Così si scalano le classifiche. Mostrando cosce sode e abbronzate, labbra semiaperte e sguardi assatanati. E Rihanna è un’istituzione erotica, un’artista che pare essere costruita apposta per ammiccare e provocare, nonostante il suo sguardo sempre più alienato e drogato. Fin dalle sue prime uscite la cantante delle Barbados ha ostentato con indifferenza nudità totale, cantato frasi sconce al limite del pornografico e provocato il pubblico con atteggiamenti hard (nell’esibizione di Montpellier del giugno 2013, Rihanna ha scelto un fan, lo ha fatto sdraiare su un cubo rotante e ha mimato un lungo rapporto sessuale…). Lo scandalo paga, specie se di natura erotica.

Anche la non più giovanissima Jennifer Lopez sembra essersi adeguata, dopo un tentativo di riabilitazione cinematografica e imprenditoriale, al trend esibizionista, come confermano le ultime uscite pubbliche e il video di “Booty” (che in slang americano significa “culo”) in coppia con la stella del rap aggressivo australiano Iggy Azalea. Anche il rap femminile è ormai votato al sexy pop e all’ostentazione di cosce, spacchi e sederoni. Chiedetelo a Nicki Minaj o cercate un suo video su YouTube per capire di cosa sto parlando. Non c’è altro modo per far parlare di sé.

Lo sa anche la più matura Beyoncé che, dopo un periodo da sposina e donna di casa consacrato alla minima eleganza o quantomeno al decoro, è tornata di corsa all’erotismo acceso con il video di “Partition“. Un filmato povero di idee, ma pieno di movenze da donnaccia, senza limiti e senza ritegno, che però non è riuscito a replicare il successo della premiata ditta “Shakira-Rihanna”.

Qualche anno fa andavano bene Britney Spears, Christina Aguilera (che scopre sedere e gambe nel video di “Dirrty”) e Kylie Minogue, altre icone di sensualità pop, sia sul tipo “lolita” che “signora sexy”. Ma anche loro si sono dovute, dopo poco, convertire a un erotismo più spinto, sospirando, mostrando le cosce fino all’inguine, il lato-b e corpi bagnati. Così il modello diventa imperante. Nel pop vince il fisico perfetto e provocante, il top che si assottiglia in bikini, lo short strappato sui glutei di marmo, il leggings tigrato, il plateau più alto del tacco, il vestitino spappolatette, il reggicapezzolo e il dettaglio fetish o sadomaso. Questa sensualità è, però, molto fredda e così ossessiva che tradisce immediatamente la propria falsità, quella ipocrisia di cui ho parlato. Si tratta di un look studiato chiaramente da uomini, che negli ultimi anni evidentemente sono più attirati dalle ragazze giovani e perse o dalle quarantenni che vogliono sentirsi venticinquenni. In tutto questo non c’è una briciola sola di creatività o di vera provocazione. Non c’è il minimo rischio e non c’è vento di immaginazione. Tutto si vede fin troppo chiaramente. Come carne dal macellaio. E tutto deve essere sodo, disponibile e perfetto. Come carne finta, non edibile. Questo sesso non ricerca, non libera e non ha agganci con la musica.

Il pop e il rock hanno sempre amato il lato sessuale della vita e sono stati aperti alla provocazione come melodrammi di vanità, sceneggiate liberatorie di egocentrismo, divismo ed esibizionismo. Gli eccessi (sesso, droga &…) creavano stupore, amore musicale e fanatismo. Oggi, però, tutto questo si è perso e lo showbusiness non sa più emozionare e nemmeno tanto bene eccitare. Una nuova generazione di fanciulle sta già emulando i look da scena e casalinghi di Miley e il risultato non ha nulla di provocante o realmente erotico. Siamo ferme alla più squallida e impersonale mercificazione del corpo. Non so proprio come andrà a finire. E proprio chi più si presta al gioco non può essere sexy. Se mi dicessero che sono “provocante” mi offenderei. Se voglio provocare non deve essere qualcosa di manifesto e non deve essere ribadito. Oltre alle gambe c’è di più.

3 comments

  1. REMOLY

    Il messaggio dell’articolo è forse troppo troppo troppo moralista. Non ce lo si aspettava da una testata giovane e da una recensionista donna. Ciao. M.R.

    1. Music Addiction

      Io invece me lo aspetto e come che una donna possa percepire in un certo modo di “essere donna” una deviazione dalla reale dinamica di emancipazione femminile che da un po’ di anni a questa parte sembra aver fatto passi da gigante, all’indietro.

      Enzo Sannino

  2. Paolo

    e da quando in qua la sensualità e la sessualità non hanno a che fare con l’artistico e il musicale? La stessa storia del rock e della musica pop smentisce questo assunto. Mi pare un articolo nostalgico del tipo “ah la musica pop di una volta sì che voleva dire qualcosa invece adesso ci sono queste scosciate che ammiccano, non c’è più (pop) religione”. Poi che la Cyrus canti male e non sia all’altezza non dico di Madonna ma neanche di Lady Gaga ma la si può criticare dal punto di vista musicale, ergerla a simbolo della “decadenza” moderna fa ridere

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